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12.05.2008


UNA VERGOGNA TRASVERSALE


Su buona parte della stampa nazionale, è apparsa, nei giorni scorsi, una "Lettera aperta alla Senatrice Rita Levi Montalcini" sottoscritta da ben 776 ricercatori di varie Università italiane, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science.
La professoressa destinataria è la Senatrice a vita Rita Levi Montalcini.
Il tono generale della missiva, aperta al pubblico internazionale, è quello dello "svergognamento" di fronte alla cultura militante di tutto il mondo, più ancora che quello del "grido disperato".
Negli ultimi decenni, sotto la politica di ogni governo, sia di destra, sia di sinistra, tutto si è fatto, tutto si è detto, tranne che risolvere il problema della ricerca scientifica, umiliata e profondamente offesa dal disconoscimento del suo valore cruciale per l’evoluzione civile del nostro Paese.
I governanti sembra abbiano altro da pensare: cioè la politica politicante e i centri di potere più o meno forti, i privilegi, l’anticultura, insomma!
Se la gente, il popolo votante, continuerà a non accorgersi di questo, la prospettiva ineluttabile, per noi, sarà il quartomondismo o anche peggio. E sarà una tragedia…bipartisan!  

Pubblichiamo l’originale lettera inviata nel novembre 2007 alla senatrice Rita Levi Montalcini (prima della stesura della Legge Finanziaria a cura del Governo Prodi) fornitoci dalla dott.ssa Rita Clementi, prima firmataria della lettera.

Nulla purtroppo è cambiato nella situazione italiana. I precari della ricerca continuano a chiedere che vengano intraprese, concretamente, serie iniziative atte a correggere una situazione ormai insostenibile.

La recente pubblicazione di Science, rileva una minima modifica del testo originario, nel capoverso conclusivo, che elimina il riferimento specifico ai lavori parlamentari per la Finanziaria del novembre scorso, ma ribadisce la convinzione che l’Università italiana può essere salvata solo se sarà risolto il problema della stabilizzazione del lavoro di ricerca, mantenuto volutamente ancora oggi nella precarietà. 

                                                                            Arnaldo Guarnieri

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di Redazione editoriale


Lettera aperta alla Senatrice Rita Levi Montalcini

Gentile Professoressa,

siamo un gruppo di ricercatori precari, ci rivolgiamo a Lei con il massimo rispetto e ringraziandola, davvero di cuore, per quanto ha fatto e continua a fare per la Ricerca italiana. Ci rivolgiamo a Lei perché La sentiamo "dalla nostra parte", dalla parte della Ricerca.
Abbiamo apprezzato tutte le dichiarazioni d‘intenti dei politici dei Governi precedenti e di questo: più soldi alla ricerca, concorsi trasparenti; le abbiamo apprezzate tutte ma non si è mai andati oltre le parole.
Professoressa, i ricercatori precari dell’Università e degli Enti di ricerca, in Italia, sono più di 60.000!
Non siamo un "fenomeno marginale": rappresentiamo il 50% della forza lavoro dell’Università. La situazione, purtroppo, è identica negli enti di ricerca.
Facciamo ricerca, insegniamo, seguiamo i tesisti, pubblichiamo, partecipiamo ai congressi, prepariamo le richieste di finanziamenti (nelle quali molto spesso non compariamo).
Lavoriamo almeno quanto uno "strutturato" ma… non abbiamo gli stessi diritti… Anzi.
I concorsi in Italia sono pochi e, come se non bastasse, molti prendono l’aspetto della farsa: spesso il nome del vincitore si conosce ancor prima che il concorso venga bandito. La meritocrazia in Italia resta una vuota se non ambigua parola che trova molto raramente applicazione. Le carriere accademiche veloci sono quelle dei predestinati e dei figli d’arte. E poi, come tutti sanno "bravi si diventa" con le occasioni giuste, che però non sono aperte a tutti in base al merito… Se poi si è donne, tutto diventa ancora più difficile.
Ma, se si guarisce dal cancro, se si è scoperta una nuova molecola, un nuovo gene, un nuovo software, si favorisce una nuova cultura in evoluzione con le altre, si trovano nuovi metodi per insegnare e per imparare lo si deve anche a noi precari che per anni abbiamo lavorato sperando di ottenere un posto che ci avrebbe dato stabilità economica e LIBERTA’.
Professoressa, chi è precario della ricerca, infatti, non è libero. Deve accettare compromessi di ogni tipo pena il mancato rinnovo del contratto, deve accettare di ritirare i propri titoli da un concorso per favorire l’assunzione di un predestinato, deve accettare di vedere pubblicati i suoi dati senza che il suo nome compaia fra i coautori. Tutto questo per poter sopravvivere al presente senza potersi mai chiedere come sarà il futuro. Noi, infatti, saremo una generazione di pensionati senza pensione. A quel punto, forse, lo Stato si preoccuperà di noi.
Peraltro di noi si sono dimenticati in tanti, da tanti anni (e governi!). Così, inesorabilmente, quelli che erano "giovani precari" adesso sono diventati i precari di 34-40-45 anni. E magari sono troppo vecchi per entrare come ricercatori.
Molti di noi sono precari da 10-15 anni, hanno avuto contratti di ogni tipo, sono stati giudicati ogni anno, ad ogni rinnovo di contratto. Ci chiediamo quali altre prove dobbiamo superare per essere giudicati idonei alla stabilizzazione.
Professoressa, Le chiediamo che, con il rigore che La contraddistingue, durante la discussione prevista in Senato per l’esame della legge finanziaria, ponga la soluzione del precariato nell’università e nella ricerca pubblica come un punto fermo dalla cui soluzione non è possibile prescindere per risanare l’università italiana e per dare slancio e futuro ad un paese che, altrimenti, è destinato a diventare una colonia turistica (forse anche accademicamente parlando).
La ringraziamo, Professoressa, per quanto vorrà fare e La salutiamo con stima.

5, novembre 2007  

Rita Clementi
Leonardo Bargigli
Silvia Sabbioni

seguono le firme di altri 773 precari della ricerca universitaria