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01.12.2008

Appello per l'Università

Dal nostro collaboratore dott. Gianmaria Merenda (dottorando di ricerca presso l'Ateneo di Bergamo) riceviamo il seguente appello per una Università più riconosciuta e rispettata. L'appello è sottoscritto da altri diciannove "dottorandi".

di AA.VV.

Noi, gruppo di dottorandi della Scuola in Scienze letterarie dell’ateneo di Bergamo, riteniamo che:

- i tagli di spesa previsti dalla legge 133/2008 siano inaccettabili a fronte di un cronico stato di sottofinanziamento dell’Università pubblica, il cui costo per lo Stato è già notevolmente inferiore agli standard europei;

- le disposizioni del decreto 180/2008 non cambino la sostanza dei tagli espressi dalla legge 133: con le cifre attuali vedremmo passare l’investimento sull’Università dall’1,6% della spesa pubblica all’1,36% – invece che all’1,28% prospettato dalla 133. Ciò di contro al 3% della media OCSE, ma anche al 3,5% degli USA (per dire come forti interventi privati non esimano lo Stato), al 4,5% danese o al 4,1% del Messico;
 
- ridurre gli organici (turn-over al 20% o, nella migliore delle ipotesi, al 50%) non garantirà bensì penalizzerà l’ingresso dei giovani ricercatori; scelta improponibile in considerazione di un rapporto docenti/studenti già ampiamente sfavorevole rispetto alle medie europee. Inoltre queste riduzioni comprendono anche il personale tecnico e amministrativo, andando a incidere seriamente sui servizi allo studente, quando non sulla didattica;
 
- operando tagli a una struttura pubblica già sofferente ne verrà pregiudicata l’esistenza, spingendo le università a trasformarsi in fondazioni di diritto privato e alienando così, senza alcun ricavo, beni e risorse dello Stato; la legge 133 e le linee guida del decreto 180 infatti non presentano, oltre a tagli e chiusure, un serio progetto alternativo per l’Università pubblica.


Temiamo che questi provvedimenti giungano a privatizzare i settori più remunerativi del mondo universitario, nonché a dequalificare gravemente quanto sopravvivesse come struttura pubblica. Verrà così compromessa la possibilità di accesso da parte degli studenti con minori possibilità economiche ai gradi più elevati dell’istruzione e verrà inesorabilmente intaccata l’esistenza di una libera attività di ricerca, competitiva a livello nazionale quanto internazionale. Vogliamo dunque ricordare che proprio la libertà di ricerca e l’accesso all’istruzione sono esplicitamente sanciti dalla nostra Costituzione.  

Chi desiderasse trasmettere la propria adesione – aperta a tutti – può farlo scrivendo un’email con oggetto "Sottoscrivo" e nel testo la dicitura "Io [nome e cognome] aderisco al documento NO 133/180", da indirizzare alla casella:
scienzeletterarie.dottorandi@gmail.com