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01.01.2009


Il coraggio e la passione di due imprenditori bresciani: 

" Cremona Violin Store & Workshop "
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Cremona: patria della liuteria mondiale

La città lombarda è depositaria della più luminosa tradizione sia culturale
sia artigianale relativa agli strumenti ad arco in generale e al violino in particolare

di Paola Donati

        C’è poco da fare, quando in ambito musicale si nomina Cremona, il primissimo pensiero corre al mondo del violino e, più in generale, della liuteria. Si dimentica sempre che questa città ha molti altri vanti; si può ricordare la Cappella del Duomo, da cui passarono musicisti illustri, come Marco Antonio Ingegneri [1]. Sulla base di queste esperienze nell’ambito della musica sacra si sviluppò, a Cremona come in moltissimi altri luoghi, anche la musica profana: e allora il più illustre cittadino cremonese è Claudio Monteverdi (1567-1643), autore di madrigali nonché dell’Orfeo, favola in musica su libretto di Alessandro Striggio. Altro esempio, altro musicista: il massimo teatro cittadino è dedicato ad Amilcare Ponchielli (1834-1886), compositore e operista sempre di origini cremonesi. 

        Nonostante tutto, non si riesce a non richiamare alla memoria la scuola liutaia cremonese, che ebbe il suo massimo splendore tra il 1550 e il 1760. A Cremona c’era già in precedenza una buona tradizione di falegnameria e di intaglio, e su queste basi si innestò quello che per molti versi fu il capostipite della scuola liutaia, Andrea Amati (1505-1580). Seguirono Nicola Amati (1596-1684), il suo allievo e forse liutaio più celebre fra tutti, Antonio Stradivari (1644-1737). A Cremona si formarono molti altri personaggi che avviarono altre tradizioni liutaie, come Andrea Guarneri (1626-1698). Un suo discendente è il celebre Guarneri "del Gesù", al secolo Giuseppe Guarneri (1698-1744) [2]. 

        Cremona continua ancora oggi questa tradizione: vi ha sede la Scuola Internazionale di liuteria Antonio Stradivari, frequentata da allievi che provengono da tutto il mondo. Nel Museo Stradivariano e a Palazzo Comunale si possono ammirare numerosi e preziosi strumenti. E passeggiare per il centro storico della città significa anche ammirare le botteghe artigiane che sorgono dovunque. Nelle vicinanze di Piazza Roma, centralissima piazza vicino al Duomo, si trova via Robolotti, che da molti è considerata un luogo-centro del mondo musicale cremonese: qui nacque Claudio Monteverdi e qui si trovava la bottega della famiglia Ceruti. Giovanni Battista (ca. 1750-1817) fu tra i più celebri esponenti della scuola cremonese tra XVIII e XIX sec., suo figlio Enrico (1808-1883) fu apprezzato come costruttore di violoncelli [3]. 

        Al numero 7 di via Robolotti mi apre la porta l’Ing. Ettore Nordio, presidente di una nuova società, la Cremona Violin Store & Workshop.
Nonostante le poche settimane d’attività, l’atelier è già ben organizzato. Al piano superiore si trova il laboratorio vero e proprio, dove si costruiscono e si restaurano gli strumenti, al piano inferiore invece la "sala musica", dove, circondati da molti strumenti, l’Ing. Nordio e il liutaio Andrea Castellani – che è anche il vicepresidente della società – mi raccontano la loro "impresa".
 
        La società è nata cinque mesi fa, alla fine di luglio, da un incontro che abbiamo avuto il M° Castellani e io – mi racconta Nordio –. Ci conosciamo ormai da otto anni. Andrea è liutaio da venticinque anni ed io mi sono avvicinato per motivi di lavoro a questo settore nel 2000
Il M° Andrea Castellani proviene dalla scuola liutaia cremonese: si è diplomato proprio alla scuola cittadina di liuteria nel 1993. In seguito si è specializzato nel restauro di strumenti antichi, nonché nella costruzione e messa a punto di strumenti contemporanei, con il M° Massimo Negroni e il M° Igor Modorer. Ora lavora in un atelier situato nel centro di Cremona, restando così, come liutaio artigiano, indipendente dall’attività del Cremona Violin Store & Workshop
        Io ho già lavorato in questo settore, – prosegue l’ing. Nordio – curando la promozione all’estero di violini contemporanei. Andrea e io abbiamo deciso così di mettere insieme le nostre esperienze e competenze, sia artistiche sia finanziarie, per cercare di creare qualche cosa che sul mercato si ponga diversamente dalle tradizionali botteghe. Diversamente perché la nostra idea è innanzitutto quella di non avere una ditta artigianale, Andrea si mantiene indipendente; questa è una ditta commerciale, una "srl", con tutti i benefici e anche le limitazioni del caso. Vogliamo commercializzare – quindi comprare e rivendere violini – e entrare sul mercato con una forza economica e con un piglio più imprenditoriale rispetto a quello che si vede attualmente in Italia: una ditta sul modello anglosassone e americano della compravendita dei violini. 
        In più abbiamo deciso di avviare una piccola bottega per produrre nostri strumenti di liuteria e strumenti da studio, fatti da allievi già diplomati alla scuola di liuteria, in modo tale da servire due fasce diverse di mercato, quella dei musicisti professionisti e quella dello strumentista in erba, che è in cerca di uno strumento medio. C’è anche un piccolo laboratorio di restauro: abbiamo intenzione di mettere a posto gli strumenti, ma anche di farli certificare. Per questo aspetto ci appoggiamo ad altri liutai, riconosciuti per le certificazioni,per dare migliori garanzie di quelle che potremmo fornire certificando noi stessi gli strumenti. 
        La ditta è composta da più persone: io e Andrea siamo i proprietari, poi c’è Pietro Beschi, il direttore commerciale, due ragazzi che lavorano nella costruzione di strumenti moderni e uno nel campo del restauro. Almeno per i numeri ufficiali possiamo forse porci come il primo laboratorio cremonese.
 

        La domanda che sorge spontanea è come mai due bresciani (il M° Castellani risiede a Desenzano, l’Ing. Nordio a Brescia) abbiano deciso di insediare la loro ditta a Cremona.

Ci siamo messi a Cremona perchè è la patria della liuteria, qui c’è un’aria diversa. Innanzitutto qui girano i commercianti; in secondo luogo essere fuori da Cremona vuol dire essere fuori da un continuo confronto, aspetto che è la fonte stessa di un miglioramento qualitativo. Proprio grazie a questo ambiente siamo cresciuti molto velocemente. Abbiamo avuto le autorizzazioni alla vendita a metà ottobre. Per ora abbiamo strumenti di fascia medio-alta, quasi tutto di liuteria italiana di fine ottocento-primi novecento. 
        Ora stiamo facendo promozione; abbiamo avuto un discreto successo alla fiera. Si riferisce a Mondomusica, annuale fiera della liuteria che si svolge a Cremona, che effettivamente è stato il primo impatto della ditta con il pubblico. 
        Siamo nati uscendo dalle istituzioni "ufficiali" di Cremona, forse per ora ci poniamo come antagonisti rispetto alle altre ditte del settore. È una scommessa: vogliamo innanzitutto cercare di avvicinarci alla sensibilità del musicista, non vederlo come una fonte di guadagno ma come un tassello fondamentale del nostro lavoro.

        Il M° Castellani sposta poi il discorso su aspetti che riguardano più da vicino la sua attività di liutaio. 

        La nostra ottica non è quella del singolo liutaio, che può proporre solo i propri strumenti; ci poniamo come riferimento strutture che si trovano al di fuori dell’Italia, dove in un unico atelier si trovano strumenti diversissimi, da quello cinese a quello costosissimo. Il singolo liutaio non può ricoprire tutti i ruoli che invece si possono offrire all’acquirente in una ditta commerciale: il singolo non ha infatti materialmente tempo e possibilità per seguire molti clienti, una struttura commerciale invece sì. 
        
        Sul sito, attualmente ancora in fase di costruzione, oltre agli strumenti della famiglia degli archi si trovano riferimenti anche a mandolini, chitarre e strumenti antichi. 

        La prospettiva – mi informa Castellani – è quella di aprirsi al mondo del mandolino e della chitarra. È un mercato ancora allo stadio iniziale, non si avvicina certo a quello del violino. Da poco gli stessi musicisti a pizzico, stanno pensando di proporre il repertorio dell’ottocento chitarristico e mandolinistico suonando con strumenti coevi, originali o in copia. Vent’anni fa si compravano chitarre Mozzani [4] a poche centinaia di mila lire, ora si aggirano attorno ai sette-ottomila euro, un dato che ci fa capire che il mercato è cambiato, non è più solo di nicchia. 
        Per passione – prosegue – io ho sempre costruito strumenti antichi, ma bisogna dire che in Italia questo è un mercato quasi inesistente. Per il momento ci sono operatori su nicchie molto piccole; ora forse c’è più interesse, o più voglia, di fare musica barocca. Un dato certo è che il mercato della musica classica romantica è in difficoltà e di conseguenza molti musicisti "si buttano" sul barocco. Ho da poco fatto anche un corso di perfezionamento sulla liuteria barocca, ho costruito pochette e viole da gamba. 
        Prima c’era più superficialità anche sugli strumenti barocchi. Ad esempio il violino: si prendeva un violino moderno, si montavano corde di budello e forse si usava un arco simil-barocco. Ma per avere strumenti barocchi veri non si può trasporre uno strumento moderno, lo devi costruire da capo! 

        Ai due imprenditori la determinazione non manca certo, e, a giudicare da come si presentano, si può confermare il celebre adagio "chi ben comincia è a metà dell’opera". 


                                                                                                Paola Donati


Note:

[1] Marco Antonio Ingegneri (1547-1592) arrivò a Cremona nel 1568 come maestro di cappella della cattedrale. Si occupò anche della formazione musicale di Claudio Monteverdi.

[2] Era soprannominato "del Gesù" perché aggiungeva sempre il monogramma IHS al cartiglio interno allo strumento.

[3] Si crede che la famiglia Ceruti si sia stabilita a Cremona intorno al 1786. Giovanni Battista sicuramente gravitò nella scuola di Michelangelo Bergonzi (Cremona 1722-1770), costruttore di mandolini, chitarre e contrabbassi. Quest’ultimo era nipote di Carlo Bergonzi (Cremona 1683-1747) che era stato allievo di Antonio Stradivari. Ceruti forse fu allievo anche di Lorenzo Storioni. Quel che è certo è che quando Storioni lasciò Cremona nel 1802 Ceruti ne trasse un grande beneficio, e proprio al decennio seguente corrisponde la sua fase più produttiva.
 
[4] Luigi Mozzani (1869-1943), oboista e chitarrista, si ritirò da concertismo dopo il 1939 per dedicarsi alla liuteria. Tra le sue creazioni merita certamente attenzione la chitarra-lyra Mozzani, che brevettò e per la quale ricevette molti premi.


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SCHEDE TECNICHE DESCRITTIVE  a cura di Paola Donati
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                                                          VIOLINO

Nella storia degli strumenti musicali, troviamo i primi strumenti a quattro corde, come il violino nostro contemporaneo, attorno al 1550. Era uno strumento dal manico privo di tastature (a differenza delle viole, senza tasti) e suonato con un arco. Benché sia inutile cercarne un paese di origine, certo è che il contributo maggiore allo sviluppo dello strumento fu dato in Italia dai liutai bresciani prima e cremonesi poi.
Il violino somma caratteristiche che provengono da strumenti ad esso antecedenti, come la ribeca, la viella rinascimentale e la lira da braccio e, soprattutto, negli aspetti importanti, non si deve cercare nella famiglia delle viole il progenitore del violino. Le viole si suonano tenendole sulle ginocchia e l’arco è impugnato con il palmo della mano rivolto verso l’alto, mentre nel caso del violino è rivolto verso il basso. Vero è che le viole cronologicamente precedettero i violini, ma divennero con il tempo superate e caddero in disuso con il mutare del gusto musicale. Nella fase iniziale del suo sviluppo il violino fu percepito come uno strumento destinato alla musica da ballo.
I primi violini arrivati fino a noi sono quelli di Gasparo Bertolotti da Salò (1540-1609). Nato appunto a Salò, stabilì la propria attività liutaia a Brescia nel 1562. Qui ebbe come allievo Giovanni Paolo Maggini (1580-1632 ca), che continuò a fabbricare violini con lo stile del maestro. I loro strumenti hanno un aspetto tozzo, massiccio, di varie dimensioni (solo con Stradivari si arriverà a una taglia più o meno standard), e mancano dell’eleganza che invece caratterizza il violino "classico".
Nello stesso periodo iniziò anche l’esperienza della scuola liutaia cremonese, con la famiglia Amati, Andrea (1520 ca- 1580 ca) e Nicolò (1596-1684). Proprio l’allievo di Nicolò è il liutaio più celebre di sempre, Antonio Stradivari. Bisogna ricordare che il violino, che pure sembra immutato nella forma dal modello assestatosi nel 1700, ha in realtà subito moltissime trasformazioni dall’assetto originale per ottenere un maggior volume sonoro e per facilitare l’esecuzione da parte del suonatore.
Lo strumento deve sostenere una tensione maggiore: mentre nel XVIII secolo si usava il budello , oggi le corde del violino sono fabbricate con vari materiali, e la più acuta è di acciaio. Di conseguenza la catena, una travetta di legno che ha il compito di trasmettere le vibrazioni a tutta la cassa dello strumento, e che deve al contempo sostenere il peso delle corde che premono sulla tavola armonica tramite il ponticello, deve essere rinforzata e di maggiore lunghezza. Aumentando l’altezza dello stesso ponticello è stato possibile anche aumentare la lunghezza delle corde; perciò, e per una posizione più comoda dell’esecutore, si è dovuto modificare la forma del manico e della tastiera, che ora è allungata e inclinata all’indietro.
Il fatto che le corde fossero di budello e con una tensione inferiore ci fa anche capire che il suono del violino doveva essere abbastanza diverso da quello che sentiamo oggi. Inoltre la tecnica esecutiva antica, a differenza di quella moderna, non prevedeva l’uso continuo del vibrato, che invece oggi è una caratteristica della "voce" del violino cui siamo abituati.
Le forme del violino sono ingannevoli, dietro a una linea così semplice si nascondono moltissime parti separate, circa una settantina; tutte ovviamente concorrono alla sonorità dello strumento. Anche dal punto di vista dell’analisi acustica il violino è tra gli strumenti più complessi.
Anche se ci rimangono esemplari dei violini più antichi, non ci rimangono archi coevi, molto probabilmente perché gli strumenti, dato anche il loro costo, venivano riparati e adattati, mentre si sostituivano gli archi con quelli nuovi. Ma l’arco non è da mettere in secondo piano, è proprio lo "strumento" che serve per far suonare il violino.
Fino al 1600 è difficile individuare musiche scritte appositamente per violino, in testa alle composizioni era riportata l’indicazione generica da suonare con tutti i tipi di strumenti, o si davano alcune alternative. Per esempio nel Lacrimae or Seven Tears dell’inglese John Dowland (1604) è riportata l’indicazione lutes, viols or violens.
Caso raro, e per questo celebre nella storia della musica, è una composizione di Giovanni Gabrieli, la Sonata pian e forte (1597), ricordata sempre come la prima composizione che riporta esatte indicazioni dinamiche. È però anche una delle prime a mostrare chiaramente la strumentazione a cui è destinata, dato che vi è richiesto esplicitamente il violino nella parte di soprano.
Il vero trionfo del violino coincide con l’età del Barocco. Dominavano infatti la predilezione per l’espressività e per il solismo; se a questo aggiungiamo la contemporanea diffusione dell’opera e della sonata, si arriva all’affermazione della supremazia del violino e alla conseguente decadenza di altri strumenti, come il liuto e la famiglia delle viole. Nell’Orfeo di Monteverdi ad esempio si prevede un organico misto di viole da gamba e violini; solo in un secondo momento questi ultimi diverranno il punto di forza della sezione degli archi dell’orchestra operistica.
Altro campo di diffusione fu quello della sonata solistica. I violinisti-compositori del XVIII sec., e poi Tartini, Vivaldi e molti altri, crearono tali difficoltà tecniche da dover modificare il violino stesso e l’arco per poter ampliare le possibilità tecniche ed espressive dell’esecutore; e si doveva anche potenziare la sonorità degli strumenti, per far fronte alla maggiore ampiezza delle sale da concerto – proprio allora stavano nascendo nel senso moderno del termine.



                                                    VIOLA DA GAMBA

La viola da gamba è uno strumento che unisce in sé le caratteristiche di due strumenti diversi. L’origine della famiglia delle viole – da non confondersi con quella del violino – è da ricercare nella Spagna del XV sec., dove erano diffusi strumenti a corda pizzicata, come la vihuela de mano e la chitarra cinque corde. Alla pratica degli strumenti con tastature (cioè con traversine sulla tastiera dello strumento) fu unita la tecnica delle fidule, strumenti sempre a corda ma suonati con l’arco: si ottenne così la vihuela de arco, diffusasi poi semplicemente con il nome di viola. Per essere suonate, le taglie più piccole dello strumento erano appoggiate sulle ginocchia, mentre quelle più grandi venivano tenute in piedi tra le ginocchia: da qui proprio il nome di viola da gamba.
La viola da gamba ebbe un ruolo preponderante durante il Rinascimento, accanto al liuto, nella musica "seria", contrappuntistica, in opposizione al violino, ancora considerato uno strumento destinato solo all’intrattenimento e alla musica da ballo. Il declino della famiglia delle viole iniziò proprio con l’avanzata del violino, anche se il passaggio suscitò reazioni diverse. Dalla parte dei sostenitori del violino, nel 1542 Ganassi consigliava di abbandonare, per la viola da gamba, l’uso delle tastature, come accadeva nel violoncello: la superiorità del volume sonoro della famiglia del violino rispetto alle viole da gamba si faceva determinante proprio quando la musica iniziava a entrare nelle grandi sale da concerto. Al contrario, dalla parte della viola da gamba, Hubert le Blanc nel 1740 scrisse Défense de la Basse de Viole contre les Enterprises du Violon et le Prétensions du Violoncel. Per l’autore il violoncello ha "orrende... corde grosse che richiedono un’esagerata pressione dell’arco e una tensione che le fa stridere...". [1]
L’unico strumento che riuscì a "resistere" all’egemonia dei violini fu il basso di viola: il suo suono chiaro fu a lungo preferito a quello del violino basso.


[1] Cit. in A. Baines, Storia degli strumenti musicali, Milano, 2002, p. 149.



                                                          POCHETTE

La pochette è un violino dalla dimensione ridotta, tanto da poter essere tenuto in tasca: si diffuse in Francia nella seconda metà del XVI sec. come strumento utilizzato dai maestri di ballo. Nonostante la piccola taglia, la pochette ha un buon volume sonoro; era utilizzata unitamente ad altri strumenti, soprattutto a corda. Stradivari ne costruì due esemplari, uno dei quali oggi è conservato nella collezione di strumenti del Conservatorio di Parigi.

 

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