CULTURA POLITICA    
  FILOSOFIA    
  SOCIOLOGIA   

  Critica minore
  Direttore responsabile: Arnaldo Guarnieri
  Sede: Via Cacciadenno, 18 - 25133 Brescia
  Tel / Fax 030.2004662
  CF: GRNRLD34E16E897F

  info@criticaminore.it


  CREDITS
21.01.2009


Quei corrotti vanno trattati da mafiosi

    
    Il Paese vive una crisi etica sempre più grave. Per affrontarla bisogna adottare
        gli stessi metodi usati per il crimine organizzato. Parola di professore.   




Colloquio con il prof. Marco Vitale

 

 

di Emiliano Fittipaldi

La crisi etica del Paese, la questione morale che soffoca la società, il rapporto perverso tra politici e appalti. Marco Vitale, economista, docente a Pavia e alla Bocconi, traccia un quadro a tinte fosche dell’Italia del 2008, incancrenito da una corruzione che, nonostante Tangentopoli, continua a viaggiare a tassi da Guinness. "Serve una scossa, una rivoluzione", dice: "Prima che sia troppo tardi".
 
Quasi ogni settimana escono fuori inchieste su illeciti da parte di politici. Di destra e di sinistra.
Qualcuno, per uscire dal tunnel della corruzione dilagante, invoca un ricambio generazionale della classe dirigente.

"E’ una grande illusione pensare che sia solo una questione di età. Le statistiche di Trasparency International pongono stabilmente l’Italia in una posizione pessima nella classifica della corruzione.
Da sempre siamo tra gli ultimi paesi sviluppati, e poco più in alto di quelli del Terzo Mondo.
E abbiamo sotto gli occhi tanti esempi di giovani che sono più intrinsecamente corrotti degli anziani. Almeno la mia generazione è cresciuta avendo a modello politici integerrimi da De Gasperi a Don Sturzo, passando per Vanoni. Il loro ricordo serve a conservare la speranza di un futuro migliore".

Come si potrebbe migliorare la trasparenza della pubblica amministrazione?

"Non credo al potere magico delle regole. Sarebbe necessaria un’azione culturale e politica profonda. Peccato che per il momento non vedo maestri in giro. Bisogna lavorare perché nascano esempi da seguire, solo dal basso del Paese sofferente potrà nascere un nuovo movimento etico. Tangentopoli è stata una grande occasione perduta. L’azione salutare della magistratura, per qualche verso esagerata e sbagliata, esprimeva nel fondo un bisogno di rinnovamento. Sfortunatamente essa non si è saldata con una risposta politica e culturale adeguata".

Qualcuno ha proposto che gli appalti vengano gestiti direttamente dalle prefetture. Un’ipotesi realistica?

"L’idea è ridicola. Quando ero presidente del terminal container di Gioia Tauro, nell’ambito di un accordo di collaborazione tra il mondo imprenditoriale e la prefettura, inviai alla stessa l’elenco di tutti i fornitori pregando di identificare se ci fossero aziende a rischio, chiedendo che mi guidassero nella scelta. Non ebbi mai risposta. Purtroppo il 90 per cento degli appalti locali sono in un modo o nell’altro manipolati".

Che soluzioni propone?

"Forse tutti gli appalti potrebbero essere giudicati da una commissione formata solo da persone esterne all’ente locale. Da una rosa di professionisti scelti a caso da alcuni albi professionali (dottori commercialisti, ingegneri, avvocati), con rigorosa e assoluta esclusione di assessori, segretari, direttori generali e altri soggetti che in via politica o amministrativa fanno capo all’ente interessato".

Mi sembra pessimista. Riusciremo mai a battere il fenomeno?

"Noi stiamo diventando sempre più corrotti, e il trascorrere del tempo peggiorerà la situazione. Negli anni ’50 eravamo certamente più virtuosi di oggi, sia a livello centrale che locale. Fosse per me, estenderei ai casi di corruzione tutte le norme possibili nate e dettate per la mafia. Non voglio fare una provocazione, lancio solo un suggerimento. Chi ha lavorato in certe zone del Sud, ma il fenomeno si sta pericolosamente estendendo anche al Nord, e in particolare a Milano, non ha dubbi nell’affermare che la corruzione endemica e la mafia sono fenomeni contigui e autoalimentantisi".

Davvero pensa che la corruzione possa essere equiparata alla criminalità organizzata?

"La corruzione è ormai altrettanto pericolosa. Per la tenuta democratica del Paese, per la salvaguardia di quel che resta della solidarietà civile, per la ricostruzione economica. Bisognerebbe introdurre quelle norme che hanno toccato con efficacia Cosa nostra sul fronte patrimoniale, regole scritte solo dopo il sacrificio del generale Dalla Chiesa e dei giudici Falcone e Borsellino.
La corruzione è diventata sufficientemente alta e pericolosa da richiedere un approccio, da parte dello Stato, non dissimile".



L'intervista riproposta è apparsa sull'Espresso n. 49 (pag. 61 e 63) dell'11 dicembre 2008. Si ringraziano la Direzione del settimanale, il prof. Vitale e il dott. Fittipaldi per la gentile concessione alla riproduzione.