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30.12.2008


L'architetto e l'uomo in tram

[un suggerimento da edoardo persico]




di Marco Adriano Perletti

La città metropolitana è la manifestazione fisica di una società che appartiene all’Era dell’automobile e che è pervasa dal consumo e dall’individualità spinti all’eccesso (una delle componenti peculiari del nostro tempo, secondo Marc Augé). Le sagaci opinioni degli astuti pensatori che oggi commentano il suo destino constatano la fine degli ideali e l’insussistenza del controllo delle forme urbane di fronte ai desideri voraci del mercato globale. Volteggiando voluttuosamente in un mare dall’orizzonte mercantile, il potere multinazionale e globale agita le onde di interessi miliardari sulle quali architetti contemporanei, come Rem Koolhaas, si dilettano a surfare.
Cinica e spietata, questa osservazione ci dice se non altro che, oltre alla nostra personale esistenza, fra le ganasce del mercato sono finite anche le spinte idealiste e le visioni sognanti di una disciplina, l’architettura, che nel periodo eroico del moderno pensava di poter rivolgere la propria attenzione ed il proprio lavoro alla ricerca di edifici e spazi urbani pensati come il luogo ideale dell’uomo. Edoardo Persico, critico d’arte e d’architettura, fu tra quelli che credettero in questa missione. Come affermato da Carlo Melograni, egli fu il critico "più interessante nella cultura architettonica fra le due guerre", dotato di un’intelligenza "capace con tempestività d’individuare opere e puntualizzare questioni nodali". Dai suoi editoriali ed articoli commentò l’architettura fra le due guerre, riponendo in questa disciplina le sue aspettative di pensatore che la considerava come la "sostanza di cose sperate", l’espressione alta di un mondo sociale e politico che spesso invece la disconosceva. La speranza di Persico si rivolgeva all’architettura in quanto possibile tramite per vedere raggiunto dall’uomo e dalla cultura europea – a cui rivolgeva il suo sguardo in quegli anni turbinosi – un impegno sociale e civile per la costruzione della città e di luoghi da abitare che potevano portare il miglioramento della condizione disagevole che molta parte della società ancora era costretta a soffrire.
Il suo pensiero era sicuramente alimentato da uno spirito idealista, attento e sensibile ad una realtà urbana in grande crescita, spesso foriera di contraddizioni e difficoltà. Ma era anche pervaso da una capacità lucida, da molti riconosciutagli, di cogliere e preconizzare le linee da seguire, le strade da percorrere, le scelte da adottare per un’alternativa culturale e disciplinare allora possibile. Fra i temi che vennero trattati nelle sue critiche è interessante riprendere una considerazione, contenuta in un breve editoriale riguardante il mestiere dell’architetto, nella quale si chiedeva a quale destinatario l’architetto del suo tempo pensasse di rivolgere la sua opera. Riprendendo il passo di un’intervista di due umoristi russi, Ilic Ilf ed Eugenio Petroff, che affermavano che il loro lettore preferito era il "viaggiatore in tram", Persico sottolineava criticamente che, con molta probabilità, pochissimi architetti avevano "per ideale di cliente" quel genere di persona. Rivolgere la propria attenzione al viaggiatore in tram – che metaforicamente indicava i bisognosi di condizioni abitative migliori –, avrebbe significato per gli architetti perseguire un ideale "moderno" e giusto.
Leggere a distanza di tanti anni le parole di Persico, da un lato, ci sprofonda in un tempo ed in un sentimento lontani ma, dall’altro, ha ancora la capacità di fare riflettere riguardo alla condivisione di ideali di cui il mestiere dell’architetto, oggi come ieri, non dovrebbe mai privarsi. Sebbene sia estinta l’era delle illusioni del moderno, concepire la città come una sorta di terreno di disputa fra detentori di interessi enormi (ben più grandi delle capacità di controllo di un architetto) significa uniformare il proprio punto di vista alla imperante logica mercantile senza lasciar spazio ad altro. Il richiamo di Persico ha ancora il senso di ricondurre il fine di una professione, come anche di una disciplina, ad un orizzonte sospeso tra ideali e realtà. Rivolgere la propria attenzione di architetti a chi viaggia in tram assume ora il significato del rifiutare l’omologazione ad uno stereotipo consumista e individualista che svuota di contenuto i luoghi della città. E soprattutto significa rivolgere la propria speranza progettuale verso un’alternativa che almeno tenti di sfiorare quell’ideale moderno invocato da Persico.
L’appello dev’essere colto allora non solo come rinnovato invito a non dimenticare il bisogno sociale di chi è meno abbiente, sempre presente tra le pieghe di una società comunque opulenta: ma dev’essere interpretato anche come necessità di ricercare un equilibrio tra le forze che agiscono sullo spazio urbano e che mettono a dura prova gli equilibri ambientali. Il viaggiatore del tram può essere assunto perciò come ideale di uomo contemporaneo che si muove nella città a bordo dei mezzi pubblici, non disdegnando l’aspetto collettivo del trasporto, che ha una coscienza ecologica in base alla quale tenta, nelle piccole scelte di ogni giorno, di uscire dalla morsa automobilistica di uno spazio ammorbato dai motori a scoppio. Non si può dimenticare che le ragioni dell’uomo vanno di pari passo con quelle dell’ambiente in cui egli vive.
Se l’uomo che viaggia in tram fosse il riferimento, non solo per la pratica degli architetti, ma anche per le scelte degli amministratori del territorio, allora al centro della concezione delle città metropolitane ci sarebbe più considerazione per la qualità dello spazio pubblico. Ci sarebbe più attenzione per gli esseri umani, per l’aria che respirano e per il suolo che percorrono a piedi, per i comuni luoghi della città che essi dovrebbero abitare quotidianamente e insieme. Ma, soprattutto, ci sarebbe meno spazio per la voracità dell’automobile, la quale potrebbe ritornare ad essere un "semplice" mezzo di trasporto, utile ma non indispensabile, da usare ma non da idolatrare. 

                                                                        Marco Adriano Perletti
                                                                                 Architetto  




Marco Adriano Perletti, "Nel riquadro dei finestrini. L'architettura urbana nello spazio cinetico", Libreria Clup, Milano, 2005