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29.01.2009

Bobbio, il dubbio e l'impegno

di Armando Massarenti

"Non sarebbe ora di rinunciare alle grida di speranza o di disperazione dei profeti?". Mettendo in epigrafe questa citazione, Paolo Rossi, nel suo aureo libretto Speranze (il Mulino, 2008), cattura con precisione l’atteggiamento mentale di Norberto Bobbio (1909 – 2004), filosofo del diritto e della politica, ma anche uomo di cultura e "filosofo civile", di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. In quella domanda è sintetizzata anche la sua eredità di intellettuale laico, che, come il suo amato Max Weber, ritiene che il primo dovere di un uomo di cultura, e di un professore universitario, sia quello di non atteggiarsi a profeta, ovvero di seminare il dubbio piuttosto che false certezze, di mostrare i lati deboli e problematici delle proprie stesse posizioni piuttosto che esporle in forma di dogmi consolidati, sempre alla ricerca però di quella "avalutabilità" che Bobbio stesso tentava di applicare persino a concetti politici carichi di valori, come la distinzione Destra e sinistra, analizzata nel suo best-seller degli anni ’90.
Il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Norberto Bobbio ha deciso di non aspettare il 18 ottobre, data di nascita del filosofo, ma di cominciare subito i festeggiamenti, con due appuntamenti di inizio anno, che si terranno a Rivalta Bormida, il 9 gennaio 2009 (alle ore 15, a Palazzo Bruni) e il 10 gennaio, a Torino (Università degli Studi di Torino, Aula Magna del Rettorato), dove verrà presentato l’intero programma delle celebrazioni, con interventi di Gastone Cottino, Ezio Pelizzetti, Paolo Garbarino, Marcello Gallo e Pietro Rossi. Il programma è già consultabile in rete (http://www.centenariobobbio.it) e precede una serie di impegni ben precisi che vanno al di là delle celebrazioni, tra cui la pubblicazione in formato elettronico di tutte le opere del filosofo torinese, ma anche un incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano il 25 aprile, a 25 anni dalla pubblicazione de Il futuro della democrazia. Un grande convegno internazionale si terrà a ottobre, mentre per tutto l’anno continueranno le Lezioni Bobbio, già attive da anni.
Bobbio parlava assai più volentieri di futuro che di speranza. "La speranza è una virtù teologica – scriveva in De Senectute, nel 1996 -. Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia è "che cosa debbo sperare", si riferisce con questa domanda al problema religioso. Le virtù del laico sono altre: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane e civili".
Virtù e valori non facili da spendere oggi sul mercato delle idee, dove ben altro successo riscuotono gli appelli a visioni del mondo che promettono improbabili forme di salvezza o assurde apocalissi. Il pessimismo di Bobbio riguardava anche questo aspetto, avendo egli assistito, come amava ricordare, nel 1968, a un ritorno alla barbarie, che rimetteva in discussione persino i valori – tra cui la stessa democrazia – per i quali la sua generazione aveva lottato e che ormai avrebbero dovuto essere dati per scontati, mentre invece venivano sottoposti a nuove discussioni e richiedevano nuove definizioni. Sono quelli gli anni in cui Bobbio raccolse i saggi su Cattaneo e sulla sua "filosofia militante" (1970), e in cui lui stesso, intellettuale quanto mai schivo e interamente dedito agli studi, comincerà a intervenire sempre di più nel dibattito politico, senza mai però dimenticare la propria identità di professore e di studioso. E con quel senso del dovere che era peraltro legato al proprio modo di reinterpretare la famosa massima sul pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. "Mi pare, del resto, - scriveva in Politica e cultura – che l’atteggiamento pessimistico si addica di più che non quello ottimistico all’uomo di ragione. L’ottimismo comporta pur sempre una certa dose di infatuazione, e l’uomo di ragione non dovrebbe essere infatuato.
E poi il pessimista non raffrena l’operosità, anzi la rende più tesa e diritta allo scopo. Tra l’ottimista che ha per massima: "Non muoverti, vedrai che tutto si accomoda", e il pessimista replicante: "Fa’ d’ogni modo quel che devi, anche se le cose andranno di male in peggio", preferisco il secondo". Bobbio ha avuto il pregio, assai raro in un’epoca in cui andavano di moda i maîtres à penser, di essere invece, fino in fondo, un "buon maestro". Celebre è l’espressione piemontese che egli pronunciava quando qualcuno si lanciava in grandi lodi della sua vita o della sua opera: "esageruma nen!". Davvero divertente è uno scambio, di questo tenore, verificatosi alla Fiera del libro di Torino. Un intervistatore assai famoso lo inseguì mentre si apprestava a tenere una conferenza e, raggiuntolo, esordì dicendo: "Professor Bobbio, mi dica, lei che è un maître à penser…". Al che Bobbio si girò e rispose con un impagabile: "Ma va’ là!".  

                                                                                             Armando Massarenti  

Ringraziamo il prof. Armando Massarenti e la Direzione de Il Sole24ore - Domenica, per la gentile concessione alla riproduzione dell’articolo, apparso sul quotidiano il 4 gennaio 2009.  


[Armando Massarenti, responsabile delle pagine Scienza e filosofia de IlSole24Ore - Domenica, è autore tra l'altro di "Staminalia" (2008) e "Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima" (2006), che è oggetto di un esperimento educativo nelle scuole promosso dalla Sfi (Società filosofica italiana)]