CULTURA POLITICA    
  FILOSOFIA    
  SOCIOLOGIA   

  Critica minore
  Direttore responsabile: Arnaldo Guarnieri
  Sede: Via Cacciadenno, 18 - 25133 Brescia
  Tel / Fax 030.2004662
  CF: GRNRLD34E16E897F

  info@criticaminore.it


  CREDITS
18.10.2009


Mauro Magatti sul tecno-capitalismo
_________

Quando l'estetica batte l'economia

di Pierluigi Panza


La società contemporanea è espressione di un capitalismo illiberale che il sociologo dell’Università Cattolica Mauro Magatti definisce, con efficacia, tecno-nichilista. Mentre il vecchio capitalismo societario organizzava la produzione e la vita per soddisfare consumi e in vista di un progresso collettivo, l’attuale fase dà risposte tecniche al soddisfacimento di piaceri immediati. E’ la società dell’hic et nunc che, affrancatasi da ogni fondamento, consegna gli enti alla tecnica e abbraccia l’epistemologia relativistica di Paul K. Feyerabend coniugandola con il pragmatismo di Richard Rorty; vale ciò che funziona. Magatti, che conserva fiducia nella possibilità di indirizzare le scelte sociali, ritiene che questa fase sia in via di superamento. E ne descrive i limiti.
Il Ctn (Capitalismo tecno-nichilista), che ha sostituito l’Economia con l’Estetica, è nato dalla svolta neoliberista thatcheriana e reganiana combinata con i movimenti giovanili libertari degli anni Sessanta (che però avevano componenti comunitarie). Le componenti socio-economiche che lo caratterizzano sono comprensibili utilizzando strumenti freudiani. Prima fra tutte il desiderare oltre ogni limite, che pone il sistema in un’incontrollabile economia lipidica del "plusgodere". Nel Ctn gli sviluppi industriali vanno verso forme di "spiritualizzazione" della materia (come le ricadute commerciali dell’immateriale) e quelli del marketing verso forme di fidelizzazione che agiscono per costruzione del consenso. La società si presenta come un mondo di polverizzazioni, dove la cultura non è più connessa in un orizzonte unitario, le relazioni non sono più fondate sull’esperienza e la frammentazione psichica destabilizza l’individuo, che si nutre di pulsionalità e non di affettività.
Ne scaturisce un territorio di lotta di singole "volontà di potenza" nietzscheano-vitalistiche (dalla performance sessuale, al doping sportivo, a quello finanziario), che il Leviatano non contrasta, bensì eleva a motori positivi dell’agire sociale. L’esito è lo sviluppo di bolle finanziarie, perdita di senso comunitario, aggregazioni temporanee di "io senza debiti" e "senza legami", cinico ipermaterialismo.
Inoltre, il logos lasciato senza trascendenza, è diventato espressione di un mero operazionismo. E questo segna, per Magatti, un restringimento dell’idea di libertà. L’unica libertà esercitabile oggi appare quella di poter determinare i nostri scopi attraverso le scelte, aspetto che il Ctn favorisce attraverso la rimozione di ogni paradigma etico/morale e la moltiplicazione dei fini.
Ma poiché – e questo è un tema già affrontato da Sartre – la possibilità di scelta ci angoscia, si tende ad adeguarsi alle scelte attorno alle quali è stato costruito consenso. Anche perché la "libertà nichilista" si vuole liberare pure dalla libertà di scegliere e rimanere coerenti a un progetto. L’emergere della violenza, l’impossibilità di eliminare la sofferenza, le insoddisfazioni sono le conseguenze di questa finta libertà.
La descrizione di Magatti è articolata e convincente, sebbene muova da due presupposti non sottoposti a dubbio metodologico: il reale è razionale, l’Economia determina l’evoluzione sociale. Si percepisce la critica all’organizzazione non valoriale di oggi che andrebbe superata in favore dell’avvento di "un soggetto libero, capace e responsabile ma consapevole di non poter pretendere di controllare o di "fare e costruire" il mondo, gli altri e nemmeno se stesso". Insomma, un ruolo di "libero servitore" del mondo, come l’estetologo Edgard Wind definì la figura dell’artista. Ma proprio gli estetologi potrebbero trarre dalla descrizione di Magatti una valutazione di segno opposto: la sua analisi mostra infatti come gli apparati delle Scienze sociali risultino impotenti di fronte all’emergere di quella che Lacan definiva "l’eccedenza ingovernabile del desiderio".  


                                                                             Pierluigi Panza    


L’articolo sopra riprodotto è stato pubblicato il 22 luglio 2009 da Il Corriere della Sera. Ringraziamo la direzione del giornale per la gentile concessione.