CULTURA POLITICA    
  FILOSOFIA    
  SOCIOLOGIA   

  Critica minore
  Direttore responsabile: Arnaldo Guarnieri
  Sede: Via Cacciadenno, 18 - 25133 Brescia
  Tel / Fax 030.2004662
  CF: GRNRLD34E16E897F

  info@criticaminore.it


  CREDITS
28.12.2009


Antonin Artaud

Al paese dei Tarahumara e altri scritti

 


Antonin Artaud
Al paese dei Tarahumara

Adelphi
Milano 2009
pp. 245
€ 12,00


di Invito alla lettura

Antonin Artaud è stato scrittore, drammaturgo, regista e attore teatrale, saggista e poeta. Fu vittima della pazzia: «bisogna capire che tutta l’intelligenza è solo una ampia eventualità, e che si può perderla, […] ritrovarsi in uno stato d’estrema scossa, rischiarata d’irrealtà, con pezzi del mondo reale in un angolo di sé» (p. 36). Questo libro contiene delle lettere e degli scritti che possono far comprendere chi era Artaud e quale fu la sua influenza sulla cultura francese ed europea. In particolare Artaud fu un teorico del teatro. Il manifesto del teatro della crudeltà è il suo progetto rivoluzionario per la rappresentazione teatrale, rappresentazione in cui vengono ad infrangersi i confini tra gli attori e il pubblico (ricordiamo che siamo nei primi anni Trenta e che nel 1937 pubblicherà il suo testo più importante: "Il teatro e il suo doppio"). Collaborò con i surrealisti ma ne prese le distanze perché in polemica con l’adesione del movimento artistico al partito comunista francese.
Nell’antologia sono contenute le lettere che Artaud scrisse a Jacques Rivière (editore della Nouvelle Revue Française fu tra i primi a capire il valore artistico di Baudelaire e Proust) per cercare di comprendere il rifiuto dello stesso Rivière alla pubblicazione delle sue poesie. È interessante lo scambio epistolare per capire come si costruisce il rapporto tra i due, il poeta e l’editore. In una prima lettera Rivière comunica ad Artaud che non può pubblicare le sue poesie («nelle sue poesie, gliel’ho detto dal primo momento, ci sono goffaggini e soprattutto stranezze sconcertanti». p. 8), pur trovandole interessanti, tanto che invita lo stesso Artaud a passare in redazione per un incontro. Rivière capisce che le «stranezze sconcertanti» di Artaud sono il frutto di una ricerca nel linguaggio piuttosto che di una mancanza di controllo, di una sgrammaticatura congenita. Altrove, in un’altra lettera Rivière propone ad Artaud di pubblicare sulla rivista le lettere da lui ricevute. Artaud in quelle lettere descrive la sua necessità di scrivere poesie, formula, in un certo qual modo, una teoria della poesia, una teoria sull’uomo.
Nel testo Al paese dei Tarahumara Artaud narra con passione e partecipazione la sua esperienza con il peyote, un cactus dalle proprietà psicotrope. Già segnato dall’eroina, Artaud descrive un’avvincente "comunione" con la natura, con la roccia e con il rituale dei Tarahumara: «con i Tarahumara si entra in un mondo terribilmente anacronistico e che è una sfida a questi tempi» (p. 90). In questa frase si possono leggere molti significati. Certamente si trova il senso di non appartenenza di Artaud al suo tempo (siamo nell’anno 1936). Artaud denuncia un anacronismo, in una popolazione messicana, che rivela in sottotesto, l’impreveduta presenza dei macelli della Seconda guerra mondiale, in Europa. Di quegli eventi egli non parla apertamente, ma, con la sua fuga dall’ordinaria realtà, ne è un critico testimone.
Un altro testo, breve ma micidiale, contenuto in questa antologia, è intitolato Gli argani del sangue (Realtà). È un dialogo, un solipsismo accanito con sé stesso. Le relazioni che legano il suo corpo alla crudele realtà, costringono Artaud ad una lotta indefinita con il proprio io, con il soggetto che si preoccupa di pensare nel suo corpo: «in pozze di coscienza inutilizzata e che più tardi, viste da vicino, stimolerò un giorno con un essere di volontà in me. Con un blindaggio torchiato del mio io» (p. 229).
Artaud dà la possibilità al suo lettore di scendere nel suo inconscio, di sondare ciò che solo apparentemente non si conosce. Una lettura che, per chi ha in mente i deliri lisergici della beat generation (movimento artistico nato negli Stati Uniti d’America alla fine del secondo dopoguerra e sviluppatosi fino alla fine degli anni cinquanta), non può che essere riconosciuta in ogni pagina.
 

                                                                                                Gianmaria Merenda


© Copyright Critica minore - Tutti i diritti sono riservati