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20.03.2010

Cara sinistra riconquista la cultura


5 domande a Vincenzo Cerami
a cura
di Giovanna Mancini

La cultura non interessa più a nessuno. Nemmeno a sinistra. Il "j’accuse" lanciato alcune settimane fa dallo scrittore Vittorio Cerami sulle colonne de "l’Unità" sembra trovare conferma nel silenzio con cui è stato accolto, a parte una sbrigativa risposta d’ufficio. Tra i pochi a raccoglierlo, Gioacchino Lanza Tommasi, su "IlSole 24 Ore" del 17 gennaio, e Salvatore Settis su "La Repubblica".

Nostalgia dell’intellettuale organico gramsciano?

No, tutt’altro! Però oggi gli intellettuali sembrano rassegnati a un degrado culturale in cui la classe politica di sinistra non solo non ha alcuna idea di cultura, ma nemmeno sembra interessata ad averne. La sinistra e il Pd in particolare, non capisce che per vincere è necessario raccogliere il consenso culturale degli italiani. Senza cultura non si possono intercettare i sogni e i bisogni delle persone, né capire con quale linguaggio parlare alle giovani generazioni o contrastare fenomeni come la mafia e il razzismo, che sono culturali, oltre che economici.

La destra invece ha una sua idea di cultura?

Sì e ben precisa: il cittadino italiano è prima di tutto un consumatore, e non un creatore, di cultura, e la sua fonte principale è la televisione. Un modello omologante che rende le persone degli automi. Ma a questo modello la sinistra non ne ha nessuno da contrapporre.

Incapacità o mancanza di volontà?

Pervasa dai sensi di colpa, la sinistra ha rifiutato in toto il suo passato, cultura compresa. Inoltre è cambiata la natura stessa dei quadri, che provengono per lo più dalla piccola e media borghesia, per definizione anticulturale. Oggi nessuno all’interno della sinistra se ne intende, mentre storicamente il PCI, e anche il PSI di Craxi, avevano al loro interno intellettuali che si occupavano di cultura a livello non organizzativo, ma di riflessione su quello che accade nel mondo. E’ stato un poeta, Pier Paolo Pasolini, a descrivere che cosa è successo in Italia dal dopoguerra in poi, a spiegare l’avvento della società di massa e cosa sono diventate democrazia e libertà in questa nuova società. Oggi nessuno affronta questi temi in termini culturali, ma solo economici. E un ragazzo si crede libero perché può comperare quello che vuole, ma la sua è spesso una scelta non di libertà, bensì di identità, all’interno di un modello imposto da altri.

Internet può fornire nuovi terreni di confronto?

Certo, nel caos delle reti si trovano molte cose interessanti. Ma anche in questo caso, occorre una base di partenza, in modo che le persone siano in grado di distinguere e scegliere davvero, non di subire ciò che viene imposto.

Come invertire questo degrado?

Gli intellettuali e tutto il mondo della cultura devono reagire e scuotere l’opinione pubblica. Serve un moto di rivolta contro una classe politica che considera la cultura solo un passatempo, che in quanto tale, in tempi di crisi si può tagliare. Una sciocchezza: paesi come la Francia e la Spagna investono sulla cultura, perché la considerano una risorsa e non uno spreco.
 



L'intervista sopra riprodotta è stata pubblicata il 19 febbraio 2010 da IlSole24Ore.
Ringraziamo la direzione del giornale per la gentile concessione. 


Le affermazioni (un po’ radicalizzanti) di Cerami, non sono tutte condivisibili. E’ sacrosanta, invece, e fondata, la forte preoccupazione circa l’inattualità della cultura in ambito politico. (N.d.r.)