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29.05.2010
                        
                                        Riaperto il dibattito sul leader socialista
                                                            ___________
 
            La vera alternativa di Riccardo Lombardi


di Giuseppe Moscati


Un socialista atipico, poliedrico e anticonformista. Un socialista antidogmatico ed eretico, ‘alternativo’, verrebbe da dire.
Direttore de "L’Avanti!" all’epoca della grande discussione sull’autonomia socialista, Riccardo Lombardi (1901-1984) va ricordato soprattutto per le responsabilità da lui via via coraggiosamente assunte nel corso della sua storia personale e politica: è stato tra i più dinamici dirigenti e uomini d’azione di Giustizia e Libertà, tra i fondatori del Partito d’Azione, poi membro della Costituente, ministro, sostenitore della strategia nonviolenta attraverso le sue idee di "rivoluzione democratico-liberale" e di "riformismo rivoluzionario". Quest’ultimo del resto, come giustamente ha sostenuto Roberto Villetti, «non si rivelò una vuota declamazione ideologica, ma si concretò in una serie di proposte precise» (in Aa.Vv., Cento anni di socialismo italiano 1892-1992), avvalendosi di alcuni strumenti di una grande modernità.
Ma, oltre a questo o meglio parallelamente a questo, è stato colui che si è assunto la pesante responsabilità di delineare una vera e propria alternativa socialista, lui che socialista ci è diventato passando attraverso esperienze diversificate sì, ma percorse tutte dal filo rosso dello sviluppo e del progresso politico-economici dell’Italia e degli italiani.
L’economia politica l’aveva filtrata attraverso la pagina di Keynes e quella di Marx, ma senza dogmatismi appunto; una buona dose di attenzione alla cultura, poi, l’aveva maturata sulla scia degli scritti di Romain Rolland e di numerosi altri.
La casa editrice Ediesse ha il merito di contribuire fattivamente alla riscoperta di questo protagonista di primo piano del socialismo italiano. Innanzitutto riproponendo, a distanza di quasi trentacinque anni dalla sua uscita, l’acuta intervista che lo storico della politica Carlo Vallauri fece al politico siciliano (Lerici, Cosenza 1976), ma poi ripubblicando anche una biografia d’eccezione come quella scritta da Miriam Mafai.
Vale la pena riandare in prima battuta alle parole di Lombardi quando sottolinea con forza, nel ’76, che l’alternativa socialista non si limita ad essere un vezzo politico-culturale, bensì corrisponde ad una vera e propria urgenza politico-sociale: una prospettiva obbligata. Poco prima di chiarire e anzi ribadire con forza che lo sviluppo in senso contemporaneo non è più compatibile come una volta con "l’equilibrio delle partite finanziarie", vale a dire con "l’equilibrio della moneta", il leader socialista avverte: «Il problema dell’alternativa si pone oggi con urgenza straordinaria […] si pone come necessaria nel momento in cui si è convinti che il meccanismo di sviluppo della società capitalistica è un meccanismo definitivamente inceppato» (pp. 57-58). L’oggi di Lombardi è il 1976, come anticipato, ma il nostro oggi è poi così dissimile? Con ogni evidenza ci siamo persi qualcosa per strada di quella forza rivoluzionaria di quell’alternativa possibile e urgente.
Ma veniamo al libro della Mafai. La scrittrice, con l’abilità che contraddistingue la sua penna, ci offre una vera e propria "biografia politica" – come recita il sottotitolo del volume – passando in rassegna tutti i punti cruciali della formazione politica di Lombardi. Ecco l’esperienza antifascista e l’arresto nel 1930, con tanto di botte dei mazzieri; ecco il passaggio dal Partito Popolare al Partito d’Azione e finalmente l’ingresso nel Psi, in cui confluisce il 28 ottobre del 1947; ma ecco anche l’attività di prefetto a Milano durante la Liberazione; l’atteggiamento critico verso il Pci, l’impegno per le riforme all’interno del centrosinistra (quello vero, verrebbe da dire!) e le responsabilità da dirigente politico e da parlamentare. E naturalmente si potrebbe continuare, per esempio ricordando le energie che Lombardi ha dedicato alla causa dell’opposizione internazionale alla guerra in Vietnam.
Uno dei brani più efficaci, a mio avviso, è quello relativo alla "notte di S. Gregorio" del 1963 (anno cruciale) dove si analizzano le premesse della rottura lombardiana in chiave anti-Dc: la Democrazia cristiana di Moro, infatti, si è resa responsabile di bloccare alcuni provvedimenti assai importanti per lo sviluppo del Paese e peraltro già inseriti in scaletta nel governo Fanfani dell’anno prima. A tali provvedimenti Lombardi e la sua corrente politica non intendono assolutamente rinunciare, soprattutto perché dietro di essi si trovano dei principi inaggirabili.
Scrive Miriam Mafai: «subito le Regioni, escludendo ogni preventivo accordo sul quadro politico, enti di sviluppo in agricoltura, leggi agrarie e scuola materna statale […] In tema di politica economica, rifiuto di misure di tipo deflazionistico e adozione di provvedimenti anticongiunturali inquadrati nella programmazione e nelle riforme di struttura» (p. 99). E non solo: anche progresso democratico del paese, a prescindere da questioni ideologiche di discriminazione anticomunista, attraverso impegni programmatici di governo non miopi.
Un progetto socio-economico-politico, quello costruito da Lombardi dunque, che sottolinea la necessità d riforme strutturali incisive per generare – secondo una sua espressione molto significativa – "un clima di tensione morale e di fiducia" contro la congiuntura del momento. Ma potremmo ben dire, senza forzare il suo pensiero, contro ogni congiuntura possibile.
Ancora con le parole della Mafai, Lombardi è in sostanza colui che ribalta la tesi che pretende che le riforme siano possibili solamente in fase di alta congiuntura ed espansione. Il che non significa, ovviamente, che non prende atto delle difficoltà congiunturali, ma che ragiona sulle cause e sul possibile superamento della crisi in modo nuovo, sostenendo cioè che «le misure anticongiunturali debbono essere collegate con un forte impegno riformatore proprio perché le cause della iniziale recessione vanno cercate nelle strozzature della struttura economica e non, come alcuni dicono, nelle conquiste salariali dell’anno precedente» (p. 100, ma cfr. anche pp. 97-103).
Mi sembra opportuno anche ricordare, a proposito del rapporto di Lombardi con i comunisti cui già accennavo, quanto ha scritto Fausto Orzes pochi mesi fa: «Autonomista in un partito diviso sulla questione comunista, si dichiarò da subito né anti, né filo comunista, ma semplicemente a-comunista. Con l’alfa privativa. I socialisti erano un’altra cosa dai comunisti. Semplicemente» ("L’Avanti!" 2 novembre 2009).
Quasi a corredo dei due volumi citati prima, inoltre, è fresco di stampa un libro-testimonianza di Carlo Patrignani: s’intitola Lombardi e il fenicottero ed è edito dalle Edizioni L’asino d’oro. Il volume si concentra sulla figura del politico di Regalbuto letta attraverso la sua ricezione nel mondo socialista e politico italiano in genere; ne è del resto autore un giornalista da sempre molto vicino a Lombardi: «lombardiano autentico – come scrive Simonetta Fiori di Patrignani – in una moltitudine di falsi lombardiani. Si potrebbe dire per Riccardo Lombardi quel che è stato scritto per Pannunzio o per Garibaldi: gli aspiranti eredi sono spropositatamente più numerosi dei veri seguaci» ("La Repubblica" 19 gennaio 2010). Non siamo del tutto in linea con quanto sostiene Simonetta Fiori, che a nostro avviso indugia un po’ troppo sulla questione della contrapposizione lombardiani/craxiani (quasi fosse una sorta di ‘ricetta’ buoni/cattivi) e che peraltro fa bene a evidenziare come Lombardi sia stato «uno dei leader più traditi e inascoltati della storia italiana», ma certamente ci fa piacere ricordare con lei come le pagine di Patrignani riescano in un’operazione importante: sottrarre alla penombra l’affascinante figura della compagna di Lombardi, Ena Viatto. La quale con lui ha condiviso «la passione politica e la militanza antifascista, fin nelle sevizie dei carnefici».
Queste novità editoriali contribuiscono così a rimettere al centro del dibattito uno dei politici italiani più originali, che si è mosso con estrema perspicacia politica tra le acque inquiete del socialismo, tra libertà e democrazia. Che ha letto l’Italia, avendo come orizzonte quello sviluppo e quel progresso politico-economici di cui dicevo, attraverso un’intelligente osservazione della contestazione giovanile e del movimento studentesco in genere, della protesta operaia, dei fermenti e delle lotte del mondo femminile. 

                                                                                       
                                                                                             Giuseppe Moscati



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