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16.05.2011

Vedi alla voce "liberalsocialismo"

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Una carrellata di autori nodali - Tra grande attualità e qualche rischio


di Giuseppe Moscati

Il variegato mondo del liberalsocialismo, variegato come non te l’aspetteresti. E invece da questo bel libro di sedici studiosi, nato da una giornata di studio e curato da Michela Nacci per i tipi del Centro Editoriale Toscano di Firenze, traspare bene una simile realtà di diverse ramificazioni politico-sociali generate dal nucleo teorico dell’idea del liberalsocialismo. Il massimo di libertà accompagnato dal massimo di socialità: così raccomandava Aldo Capitini, che con il filosofo romano Guido Calogero stese il manifesto del movimento liberalsocialista (1937). Nel 2009, lo ricordiamo, è uscito il carteggio tra i due intellettuali che sapevano saldare teoria e prassi (Carocci Ed.), straordinario spaccato della realtà socio-politico-culturale dell’Italia tra il 1936 ed il 1968.
A proposito di Capitini, nel 2000 chi scrive aveva coniato l’espressione, che poi è andata incontro ad una certa fortuna, di "libero-socialismo". Oggi la tematica torna attuale e del socialismo liberato capitiniano parla – tra gli altri – Alberto De Sanctis, il quale a sua volta aveva scritto Il socialismo morale di Aldo Capitini (1918-1948), edito sei anni fa sempre dalla stessa casa editrice toscana. Insieme a questo di De Sanctis, è opportuno segnalare subito il saggio che Paolo Bagnoli dedica all’accostamento di Calogero a Piero Calamandrei nel segno dell’incontro tra socialismo e liberalismo, ma al contempo con la dovuta attenzione alle differenze che ci sono tra le posizioni dei due grandi autori antifascisti.
Salvo Mastellone si è occupato invece del socialismo liberale di Carlo Rosselli, letto a partire dalle categorie teorico-politiche proprie della componente mazziniana e di quella laburista; e su Rosselli tornano anche Alessandra Taiuti – che innesca una interessante triangolazione tra l’antifascista romano, il torinese Piero Gobetti e il ferrarese Max Raoul Moisè Ascoli, meno noto autore di origini ebree e formazione soreliana – e Giampietro Berti, che la prospettiva politica rosselliana la legge in parallelo con quella anarchica di Camillo Berneri.
Corrado Malandrino ha scandagliato gli scritti di Francesco Saverio Nitti e quelli di Carlo Francesco Ferraris apparsi su "Riforma sociale" sul finire del XIX secolo; ad Arturo Colombo e a Mario Di Gregorio si devono le pagine dedicate alla figura di Riccardo Bauer: il primo concentrato sull’idea baueriana di "terza forza" come fronte democratico laico-repubblicano e non classista, il secondo stimolato anche da suggestioni e ricordi personali.
Adriano Olivetti e i punti programmatici fondamentali del Movimento Comunità (1949) sono al centro del saggio di Davide Cadeddu, che insiste sul rapporto tra mondo dell’economia e cultura oltre che su alcune questioni legate alla ‘dialettica’ tra Stato e società civile; ne emerge un quadro interessante all’interno del quale il Movimento Comunità appare come il promotore di una grande unificazione di tutte le forze socialiste e democratiche italiane.
Ma veniamo ad altre quattro grandi figure del Novecento, i cui nomi sono legati a significativi progressi della riflessione politica come pure della importantissima, imprescindibile educazione alla politica: di John Stuart Mill si è occupata Maria Teresa Pichetto; di John Dewey Giovanna Cavallari; di Bertrand Russell la stessa curatrice del volume Michela Nacci; e di Ortega y Gasset Walter Ghia. Se Mill è rivalutato come merita rispetto a una certa letteratura critica che lo ha ridotto al teorico della libertà negativa e di un mero individualismo astratto (cfr. p. 203), Dewey è presentato soprattutto come paladino dei diritti civili proprio in chiave liberalsocialista e pacifista e poi anche come colui il quale rimane sempre attento alle questioni comunicative legate alla politica. Con Bertrand Russell, visto qui anche nella veste di acuto critico di Marx, ci muoviamo all’interno di un panorama di dinamismo dialettico tra l’esigenza di giustizia sociale e l’inalienabile anelito alla libertà proprio di ogni individuo, senza mai trascurare minimamente il fattore decisivo del mondo del lavoro (e qui l’autrice fa bene a rimarcare l’attenzione russelliana al sindacalismo). Sulla scorta di un ripensamento attualizzante dell’opera di Ortega, poi, Ghia arriva ad affermare che la democrazia corrisponde ad "un processo politico che si conclude in un accumulo di energia coesiva, l’energia sociale necessaria a fronteggiare le sfide storiche e a lanciarne di nuove" (p. 310).
La particolare versione di socialismo liberale cui ha dato vita Alexander Marc – che peraltro, come ricorda Gilda Manganaro Favaretto, mai si è dichiarato liberalsocialista o socialista liberale – ci porta a riconsiderare il nodo cruciale della co-essenzialità dell’idea di libertà e dell’idea di solidarietà (cfr., in particolare, pp. 314-316).
Al cuore del saggio di Sergio Amato, invece, c’è la figura di Robert Seidel, "una voce minoritaria nel movimento operaio di lingua tedesca", ma grazie a queste righe siamo obbligati a passare allo stesso tempo attraverso una matura riconsiderazione critica dell’opera e dell’attività di Eduard Bernstein e di altri autori a cavallo tra Ottocento e Novecento, alcuni dei quali tra l’altro portatori di echi kantiani.
Con Gian Mario Bravo, infine, rimaniamo ancora in ambito tedesco e nello specifico in quello socialdemocratico tedesco: da segnalare in particolare le pagine dedicate al socialismo come "libertà dello spirito" (pp. 374-379).
Come si legge nell’introduzione della Nacci, sono ancora tante le questioni aperte intorno al liberalsocialismo e – insieme – non poche le trappole da cui doversi guardare oggi più che mai: la tentazione della nostalgia della memorialistica, la devozione riliquiaria ed i vari riduzionismi di sorta, che ora annichiliscono ed ora strattonano l’eredità teorico-pratica liberalsocialista. Che è troppo preziosa per essere così maltrattata o misconosciuta.     


                                                                                                    Giuseppe Moscati   


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