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14.08.2011


Ritorni al futuro
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Il profumo di pulito di Spadolini

Con onestà e determinazione, il primo Governo laico sbloccò il Paese


di Alessandro De Nicola


Il 28 giugno del 1981 è una data che ormai non ricorda più nessuno, credo. Però in quel giorno accadde un evento importante per il nostro Paese, che avrebbe potuto portare uno sviluppo diverso della politica e dell’economia italiana. Quel giorno, infatti entrò in carica il primo Governo dell’Italia del dopoguerra presieduto da un non democristiano, Giovanni Spadolini.
Allora come oggi, l’Italia e il mondo erano in crisi. L’Occidente era in recessione dopo aver patito da poco tempo il secondo shock petrolifero dovuto alla rivoluzione degli ayatollah in Iran. Inoltre, l’espansionismo di Mosca sembrava dilagante: dal 1974 erano diventati comunisti o filo-sovietici Laos, Cambogia, Vietnam del Sud, Etiopia, Angola, Mozambico, Nicaragua e nel 1979 l’Armata Rossa aveva invaso l’Afghanistan. I russi avevano inoltre installato i missili SS20 puntati sull’Europa occidentale, percorsa da fremiti di pacifismo ingenuo o prezzolato. In Italia l’inflazione aveva toccato il 21%, la crescita del Pil era ferma, le lotte sociali riprese con vigore. In più, il Paese era ancora sotto la cappa degli anni di piombo, la malavita organizzata era entrata clamorosamente nella scena politica con il rapimento dell’assessore campano della Dc Ciro Cirillo da parte delle Br e che vide protagonista nelle trattative per il suo rilascio la camorra.
Soprattutto, era scoppiato lo scandalo della loggia massonica segreta P2, guidata da Licio Gelli. La P2 era uno strano groviglio di politica e affarismo che però annoverava ministri, generali, diplomatici, imprenditori, giornalisti e politici e fu percepita come una minaccia golpista. Incapace di fronteggiare l’urto, il debole Governo Forlani cadde e fu allora che, in clima di emergenza nazionale, venne chiamato a formare il Governo, Spadolini, professore universitario, ex direttore del Resto del Carlino e del Corriere della Sera, segretario del Pri e presidente della Bocconi, un intellettuale "prestato alla politica" che, come diceva il suo amico Montanelli, quando passava lasciava "l’odore del pulito di bucato".
Bene, finita la commemorazione? Sì e no. I nostri problemi di allora sono diversi, ma simili. In quel momento inflazione e recessione erano il mostro da combattere, oggi il debito pubblico e la stagnazione. La P3 e la P4 odierne sono pallide controfigure della P2, ma la tenaglia della corruzione e dell’affarismo avvinghia ancora la nazione. L’imperialismo sovietico è stato sconfitto, ma la situazione internazionale è tutt’altro che calma specialmente per le turbolenze del mondo arabo e dell’islamismo militante che ci toccano direttamente.
Cosa fece all’epoca Spadolini? Si diede delle priorità e parlò al Paese. L’inflazione in due anni scese di 5 punti, il debito pubblico, nonostante i deficit, scese in percentuale al Pil e venne ristrutturato il ministero del Bilancio attraverso un vaglio di efficienza degli investimenti pubblici affidata a un apposito Nucleo di valutazione. In politica estera ci fu la scelta di Comiso per l’installazione degli euromissili americani. Ma fu sul piano della lotta alla criminalità che il Governo laico si distinse. Venne dato il colpo di grazia al terrorismo rosso dopo il sequesto e la successiva liberazione del generale americano Dozier, si inviò – come segnale d’impegno dello Stato, poi finito tragicamente – il Generale Della Chiesa in Sicilia per organizzare la lotta alla mafia, si smantellò la loggia P2 emarginandone dalla vita politica i protagonisti e, nel caso dello scandalo del Banco Ambrosiano, il Ministro Andreatta riuscì a commissariarlo affidandolo alle mani del professor Bazoli, sfidando così i malumori del Vaticano.
Naturalmente altre cose andarono male. Il Pil agganciò il treno della ripresa solo verso la fine del 1982, la crisi delle isole Falkland fece cozzare l’atlantismo filo britannico di Spadolini con il terzomondismo pro-Argentina (dei generali torturatori, che vergogna!) di socialisti e Dc e infine la famosa "lite tra le comari", il socialista Formica e il democristiano Andreatta, affossò il Governo.
Quell’esperienza però insegnò che è possibile coniugare determinazione e cultura nell’impegno politico, unire il Paese di fronte a grandi obiettivi e risolvere problemi che sembrano intrattabili. La campagna elettorale del 1983 del Pri raffigurante un sorridente Spadolini ritratto da Forattini e che recitava "con quale politico italiano vorresti andare a cena stasera?", coglieva un tasto: si puo’ essere rispettati anche al di là dei propri fans urlatori quando si ha la statura giusta.
Statisti provenienti dalla società civile, ma impegnati nella politica (e all’epoca, oltre Spadolini, da Giolitti a Merzagora, da Visentini ad Andreatta fino a un giovane Amato ce n’erano); chiarezza nei principi e nell’eloquio; capacità di darsi priorità; rigore e onestà nei comportamenti pubblici e privati; coraggio di scelte scomode.
Non mi sembra che quanto è necessario nel 2011 sia così diverso da quel che serviva 30 anni fa.
 

                                                                                    Alessandro De Nicola   


L’articolo sopra riprodotto è stato pubblicato il 19 giugno 2011 da Il Sole 24Ore.
Ringraziamo la direzione del giornale e l’autore per la gentile concessione della replica.