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04.01.2012

Saperi Nuovi

Micropercorsi per una Didattica dei Nuovi Saperi -Frammenti d’ipotesi

di Gennaro Tedesco

In una società industriale avanzata in continuo e rapido mutamento e di fronte ad una cultura largamente influenzata dai modelli devianti del neocapitalismo pseudo-liberistico e dai suoi "idola" edonistici e "neoellenistici ", nel senso scismatico e microframmentaristico, la scuola può riscoprire, pur nella consapevolezza storica di essere inserita in una necessaria rete policentrica di agenzie stimolatrici di un nuovo tipo di formazione, la sua vocazione di base, il suo "neocentralismo critico". In una giungla "territoriale" come quella metropolitana,, al discente bisogna offrire gli strumenti culturali per formarsi, sapendo decodificare i segnali del territorio, le percussioni dei tam-tam del villaggio nazionale e internazionale. Uno degli obiettivi fondamentali mi pare essere la necessità, a partire dal grado più basso dell’orientamento scolastico, di orientare l’alunno verso la comprensione di un sistema di relazioni in cui la struttura della realtà economica, pur rimanendo marxianamente importante, viene considerata nell’interazione permanente e circolare con le così dette sovrastrutture. A questo proposito va detto chiaramente che le sovrastrutture non sono ancillari nei confronti della realtà economica, anzi esse concorrono a determinarla e a modificarla nei modi, nelle forme e nei contenuti in una perenne relazione di interazione sistemica in cui l’allievo di ogni ordine e grado nel suo lungo e faticoso percorso formativo si viene a trovare. In questo complesso di transazioni semiotiche l’alunno va inserito rendendolo consapevole dell’intreccio e delle combinazioni della realtà economica con le sovrastrutture (informazione, comunicazione, cultura tecnologica) guidandolo alla assunzione di una coscienza critica dell’apparente oggettività del mondo reale in un’ottica in cui tale apparente oggettività sia messa in relazione alla sua soggettività critica e operativa, vero fulcro di una esigenza di ricompattazione e riduzione del molteplice capitalistico ad unità. L’informazione, la comunicazione , la cultura tecnologica sono le maggiori manifestazioni del reale, pur essendone allo stesso tempo gli "idola". Giornali locali e nazionali, radio e tv locali e nazionali, cinema sono le altre agenzie formative in cui si elabora una dinamica dell’informazione e della comunicazione tale da influenzare gli atteggiamenti mentali e comportamentali dell’alunno. E se è il caso di penetrare i meccanismi "occulti" della persuasione, scoprendone le tecniche "segrete", è ancora più indispensabile esplorare l’oceano comunicativo dei mass-media moderni che tendono tutti a spettacolarizzare l’universo dell’immagine e dell’informazione. Di fronte al processo di affabulazione insito nei mass-media, il compito della scuola è ancora una volta critico, da officina di smontaggio: il recupero della dimensione fabulatoria, insito a un certo stadio dell’evoluzione umana, deve essere inteso nel senso della scuola di Francoforte e cioè come presa di coscienza, da parte dell’alunno, di un tentativo della società in cui vive e dei suoi sponsor di mistificare il reale per alienare gli alunni in una dimensione di "disarmo culturale". Per conoscere meglio i meccanismi dell’informazione e della comunicazione gli alunni devono diventare essi stessi operatori dell’informazione. I musei, il teatro e soprattutto le biblioteche possono consolidare la formazione critica dell’alunno perché esse rappresentano l’ancoraggio alla riflessione attenta e puntuale e alla ricognizione intelligente del reale. In questo modo la parola scritta riacquista tutta la sua incidenza, la cultura umanistica riacquista il suo spazio eminentemente critico, più esattamente fondativo di ogni sistema formativo. La realtà produttiva del territorio, del quartiere metropolitano è riconducibile in una grande città come Milano a quelle aziende produttrici di informatica e telematica che sono la punta di diamante di ogni società industriale avanzata. Mettere a contatto i ragazzi con questa realtà produttiva, inserirli produttivamente per qualche tempo in una industria del genere potrebbe, più di mille saggi, renderli consapevoli delle potenzialità positive, ma anche distruttive delle multinazionali dell’informatica e telematica.
Compito di un sistema formativo, che voglia essere al passo con i tempi, anzi coglierne "lo spirito", "inventare" uno scenario possibile per il futuro,non deve essere quello di cogliere solo una parte della realtà, quella consuetudinaria, ovvia e più addomesticabile., ma quello di"aggredire" l’"essenza" dei nostri tempi, una essenza carica di suggestioni, di sentieri molteplici che sembrano smarrirsi nella selva oscura delle transazioni semiotiche. Nell’attuale giungla sempre più internazionale e cosmopolitica delle comunicazioni, se non stiamo attenti, con la sempre più stretta integrazione europea, noi italiani ci potremmo trovare sperduti ed impreparati di fronte alla "casbah" dei sistemi e codici di comunicazioni di altri Paesi europei ed extraeuropei, ben più attrezzati ed agguerriti del nostro. Il sistema formativo italiano deve intervenire, cogliendo l’occasione per riqualificarsi, attrezzando culturalmente i suoi allievi ed i suoi cittadini e ponendo al centro della sua didattica innovativa l’esigenza di una riflessione critica sugli sviluppi della "società dello spettacolo" e sul suo binomio fondamentale : capitalizzazione della comunicazione e dell’informazione in tutti i suoi aspetti, giornalistici, editoriali, televisivi, cinematografici, grafici, pubblicitari, industriali e comunicazione-spettacolarizzazione del capitale. Un esempio può chiarire forse il senso del mio discorso. Negli anni ‘6O gli Americani sperimentarono per la prima volta, se non sbaglio, la diretta televisiva via Satellite nella guerra del Viet-Nam. Essi trasformarono uno spaccato della cruda e cruenta guerra vietnamita in una informazione televisiva che ottenne due risultati : l’aumento degli ascoltatori e dei profitti della tv che aveva trasmesso quella diretta allucinante,F.Ford Coppola se ne servirà per il suo "Apocalypse Now", e la spettacolarizzazione del capitale, l’"investimento" americano nella guerra vietnamita, vedi N.Chomsky, Bagno di sangue; da notare che Chomsky è un grande linguista e teorico della comunicazione, anche lui invischiatosi nella giungla di "Dien-Bien-Phu", l’ultima battaglia della legione straniera nel Tonchino. E' interessante notare che per tentare di penetrare la polisemica, vischiosa e pure monadica società paninformatica attuale, un regista rinomato come S. Kubrick debba ancora una volta ricorrere alla metafora della giungla, ancora una volta il Vietnam in Full-Metal-Jacket, che a questo punto, per dirla con i simbolisti, sembra coincidere con la "realtà del simbolo". Noi, dietro al simbolo, non cercheremo essenze o "essenti", cercheremo, per le esigenze formative degli alunni, gli intrecci e gli interessi che sono alla base della così’ detta "Rivoluzione informatica" del capitalismo contemporaneo. Dietro alle icone e alle iconostasi del capitalismo avanzato, percepiamo e intravediamo, diventando i profeti armati di critica dei fondamenti per gli alunni e per i cittadini, le combinazioni e gli intrecci di potere che si vanno infittendo e consolidando tra le holding transnazionali e transcontinentali dell’informatica e della telematica e i pool della finanza internazionale che lentamente ma inesorabilmente si stanno costituendo in un Nuovo Blocco storico senza frontiere. Perciò guai ad indicare agli allievi dietro all’apparente frammentarismo del reale l’assenza di un "Centro", guai a disarmare di fronte alla complessa polisemia della società contemporanea, rinchiudendosi nella relativamente facile esegesi dell’ovvio quotidiano che serve solo a rendere più apatiche le nuove generazioni scolastiche. Dietro alla attuale complessità del reale "si nasconde" al contrario la compatta e sofisticata "macchina" economica e culturale del neocapitalismo pseudo-liberistico. Se ricordo bene, non a caso nell’ultimo periodo della sua vita, il massimo teorico contemporaneo della contestazione studentesca, H.Marcuse, scriveva sul New-York Times, quasi a ritrattazione di alcuni suoi errori, che il sistema formativo americano si andava"involvendo" sempre più verso un neo-alessandrinismo specialistico e tecnicistico; contro questa involuzione egli cominciò a reclamare il ritorno della filosofia nella scuola americana, una esigenza inderogabile,direi, anche per il sistema formativo italiano.   


                                                                            Gennaro Tedesco   


Bibliografia:
 
Bateson, G. , Verso un’ecologia della mente, Adelphi , Milano 1976
Popper, K.R. , Konrad, L., Il futuro è aperto , Bompiani , Milano 1989
Goffman, E. , Modelli di interazione, Il Mulino , Bologna 1971
Feyerabend, P. , Contro il metodo, Feltrinelli , Milano 1979   


Il prof. Gennaro Tedesco è attualmente ricercatore presso l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia scolastica (ANSAS – NTL Milano)



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