CULTURA POLITICA    
  FILOSOFIA    
  SOCIOLOGIA   

  Critica minore
  Direttore responsabile: Arnaldo Guarnieri
  Sede: Via Cacciadenno, 18 - 25133 Brescia
  Tel / Fax 030.2004662
  CF: GRNRLD34E16E897F

  info@criticaminore.it


  CREDITS
01.05.2012


                              Francesca Bulgarini

    dalla raccolta: " FIGURA E INCANTESIMO "

                                 poesie 2003  -  2011



Un filo di sofferenza percorre la nuova produzione poetica di Francesca Bulgarini. La tentazione pedagogica è frequente e approfitta di qualche stanchezza dell’ispirazione. Quando l’intuizione è fresca, si riscopre la limpidezza e la disinteressata liricità originale. Il timbro adolescenziale del comunicare è il segno gradevole e inconfondibile della sua cifra poetica.
  
    
                                                                                                                 Arnaldo Guarnieri

di Redazione letteraria

                            Un corpo malconcio 
                            uscito dai tarocchi 
                            di una vecchia strega 
                            si tira dietro i gusci 
                            di cento destini pigolanti.   

                            Un folle che usa la grandine 
                            per salare il cibo 
                            getta sopra il carro 
                            tutte le vecchie carte della fortuna 
                            per portarle a spasso e farle ridere.         


                                                    *


Attorno all’immenso bianco
del plenilunio
il cielo si gonfia
come vela scura e silente
e scheletri
salgono pigri i giardini.  

E’ estate e nell’erba
trascorre piano il fossato
dove chinano i rami
i sambuchi.  

Dal buio una brezza
porta i ricordi
che escono
a cercare i loro
perduti corpi.  

Un gran gong suona dal nulla.  

La reminiscenza ed il vuoto
toccandosi
danno l’oblio. 


                    *


Figura e incantesimo io voglio
argine di misericordia
all’onda lunga del nulla.     


                    *


A sera il passato
è un sottile profumo di terra
che riempie di echi
la quiete del buio.     


                *    


Polvere del luogo
che non ha un luogo
la cenere discende sul lago.
Neve dell’Inverno
padre dalle grandi mani
di tiepido oblio.     


                *  


Bel suono due voci
che si strizzano e tubano
in un vecchio dialetto
noto ormai e condiviso
solo a loro.       


                *


Profumo stanco della terra
matura e grave
prima che il buio sopravanzi.     


                *    


Bellissimo riso di donna
ti cerca
ed è luce tutto ciò
che si stende all’orizzonte.   


                *          


Un vaso di coccio ed il suo rosso geranio
dall’alto discorrono
sul vestito malfatto
e sugli acquisti
del mattino al mercato.               


                *


Crepe d’oro solcano il lago
ed è qualcosa di bello e pauroso:
la luce ricorda
l’inizio dei tempi.    


                *
      

D’agosto nei campi
si miete l’incenso.
Sacrale è la quiete
in cui tutto è pienezza.     


                *                                                            


Quando l’estate s’incurva e ricomincia a salire      
tornerò da sola alla mia terra      
e la girerò da capo.      
E’ come un rito tornare      
e rivedere i gelsi      
e le strade tra i campi.     



                *
   

Magra invenzione d’assoluto
che al roder dei topi
si sgretola, la pagina
è tutta un fitto di vuoti e d’inchiostro;
di gesti fuggevoli
contro l’ondata del nulla.     

                 *    

Del grande albero
che ha aperto i suoi fiori all’alba
ogni ramo ormai scolora
nella dolcezza del vespro.
Scalza una donna cammina
sul bianco di un sentiero.
Dall’alto del giorno
è partita stanchissima
e a fatica ha disteso le ali.
Eppure ha saputo innalzarsi
fino a qui
tra le pagine imbevute di silenzio
del cielo autunnale.               


                    *



Tre amori io ho avuto
– disse la donna al cancello -
il primo
col fiore rosso della tristezza
poi il secondo
trasparente e puro d’illusione
e quindi il terzo
affogato in un lago di disincanto.
-E tu vieni a me e richiedi di entrare?-
La fanciulla rispose di sì
e strinse a sé la sua gioia.
La guardiana allora girò la chiave
e le aprì il Giardino d’Amore.   


                 *    

Chi scrive non ha età.
Per quell’attimo
è vecchio, bambino
giovane e morto
tutto in uno.   


                *
    

Basta una riga di luce
per dividere il grigio di una stanza.           


                *

Silenziosi oceani
ritirano le loro acque
davanti al bianco zoccolo del mattino.     


                *
    

Talvolta accade
che anche tu sia preso dal fiume
e trascorra.    


                *    

A volte guardo
la razza muta degli uomini
ed invidio gli alberi
che san reggere il sole
nei loro pensieri
e rispondono al gufo coi silenzi.                     


                *



Il cielo dipinge nuvole sparse
con la luce d’ottobre.
Dolce la nostalgia
di ciò ch’è ormai perduto
scivola sulla fronte
con le note di un fado.  

Eccoci mio caro amico
e da distante
ognuno torni al proprio andare
dopo il volgere della stagione.     


                *
          

Le cime degli alberi
sullo sfondo lento delle nubi grigie.
Ricordo d’infanzia
nelle estati afose
di un mare e di un’epoca
ormai alla deriva
sul fondo azzurro della memoria
con i fossi e i canali
in rigoglio di canne e l’umido dell’aria
che teneva libellule blu
sospese nel sole e a passi lenti
un vecchio fantasma caro
col suo viso di cipria sfuocato.     


                  *    


Ramo pallido di rose
bagnate da pioggia di maggio
fragilità perfetta e cadente
in un grigio angolo di giardino
verso cui scivolan muti
i fiumi del tempo
e tanta poca santità basta
a trarre a riva il Tutto.     


                *
  

Nel candore del pensiero
magnificamente mi perdo.       


                  *


Lunghe pennellate rosse
in un cielo gonfio e stanco.
A fine estate il respiro
si fa più breve ed è dolce il sentire
che sale dalla terra.
La pienezza di ciò che è compiuto.  

Non so se restare
accanto ai miei luoghi
o se fuggire 
e accarezzarne l’assenza
così da sentirli.     


                 *  


-Purezza di quella rosa
che s’aprirà quando sarà baciata.-
cantava il menestrello
lungo la fredda strada.  

-Bellezza di quella rosa
che se ne va nel mezzo della corrente.-
pensava il pescatore
fermo all’ansa del fiume.       


                  *


Il soffrire sordo
che accompagna l’esistere
viene dall’avvitarsi lento
della carne su se stessa.  

Serpe infinita e cieca
che striscia le sue spire
nell’assurdo non luogo
degli spazi e del tempo.     


                *    


Il pensiero è un giuoco
l’arte è il volto all’abisso.     


                *
   

Che la vita sia lento fiume
con lievi foglie
da trascinare.                             


                *


I mostri di Babilonia avanzano dal fumo.
Hanno tiare di oro e di crine intrecciati
e puzzano di bestia
e del pesce arrosto delle offerte al tempio.
Han gli occhi tremendi
d’amanti traditi
e ritornano strisciando i passi
e tagliando l’asfalto
per risucchiare dentro l’eclissi
il numero sacrificale.
Il grande giro è finito: a loro
le chiavi di Inferno.     


                *    


Io ho tre gatti.
Son giunti in silenzio
come si conviene
su zampe leggere di sabbia.
Han steso il loro lenzuolo
su tutti gli oggetti
e le sedie ed i vetri
non hanno più alcuno spigolo.  

Si sono rubati
tutti i vuoti da buttare
e da funambuli
li hanno appesi al soffitto
come palle lucenti
per darmi luce di notte.  

Ora pisolano
e il sonno si sparge
come onda increspata
dalle fessure degli occhi
su spiagge irreali e metafisiche.     


                *  


L’ala di un gabbiano
sull’acqua all’orizzonte
e la risacca lenta
del lago invernale
in pensieri dispersi dal vento.
Il molo deserto
si fa strada infinita
per trapassare al presente.  


                *


Tutto è eterno nel suo darsi fuggevole.     


                *


Come aquiloni sbiaditi
cadiamo nel fragor di tuono
d’una guerra fra i titani e i diavoli.    


                *
  
Solo mi placa
dal balcone un fiore giallo leggero
in un groviglio assolato di zucca.         


                *



Incider la roccia di cui
è fatto il nulla
della gran strada del tempo.  

Forse la statua risponde
o l’ala leggera
di un fiore nel vento.          


                *


__________________________

Francesca Bulgarini è nata a Milano nel 1974. E’ cresciuta nei pressi del Lago di Garda ed ancora oggi vive divisa tra questi due luoghi. E’ laureata in Lettere moderne e Filosofia. E’ docente di Storia e Filosofia a Milano. Ha già pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “L’asino zoppo” (Edizioni L’Obliquo, 2004) presentata anche da “Critica minore”, nel numero 13 – 14 del novembre 2007.



© Copyright Critica minore - Tutti i diritti sono riservati