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29.09.2012



Dietro le quinte. Barack Obama e Bill Clinton: un rapporto pieno di difficoltà e contrasti

Stile e carattere opposti
Ma Barack si è piegato

Così <42> e <44> hanno scelto di collaborare

di Paolo Valentino

Charlotte - Così lontani, così vicini. Così accomunati dalla loro biografia, dalla visione del mondo e dal destino politico. Così distanti nelle inclinazioni personali, opposti nell’indole e nello stile, diversi nel temperamento, l’uno passionale ed estroverso, l’altro glacialmente calmo e chiuso.
Sono il Quarantaduesimo e il Quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti, William Jefferson Clinton e Barack Hussein Obama. Ieri sera il primo, chiudendo definitivamente una tenzone personale iniziata nel 2008, ha dato una mano forse decisiva al secondo, impegnato in una difficile battaglia per la rielezione. E’ stata la conclusione di una lunga marcia di avvicinamento.
Ma è stato il giovane ad andare a Canossa e chiamare il vecchio per offrirgli il discorso più importante della convention, riconoscendogli un talento prezioso e indispensabile in vista della battaglia di novembre: nessuno come Bill Clinton sa parlare all’elettorato operaio bianco senza alienarsi la comunità degli affari, quadratura del cerchio senza la quale Obama rischia la sconfitta. Clinton, che ha il complesso di Violetta e non si sente mai amato abbastanza, ha risposto con entusiasmo.
Sono passati poco più di quattro anni dagli insulti del South Carolina, quando Bill, scatenato a sostegno della moglie Hillary, definì una "barzelletta" la campagna di Obama bollando la sua come una candidatura afro-americana, sul modello di Jesse Jackson nel 1988. Fu accusato di giocare la carta razzista. Fu una brutta polemica, tra due uomini con garanzie impeccabili in tema: Obama per definizione, Clinton per essere stato definito dalla poetessa Toni Morrison il "primo presidente nero". Di terza mano, ma pur sempre così credibile da essere stato citato questa settimana dal New Yorcker, l’aneddoto secondo il quale, esasperato dalla decisione di Ted Kennedy di appoggiare Obama, l’ex presidente tentò un’ultima volta di convincerlo a ripensarci, dicendogli al telefono: "Questo tipo qualche anno fa ci avrebbe portato le valigie".
Ma Barack Obama le valigie se le fece portare alla Casa Bianca. E in un primo segnale di guardinga distensione chiese a Clinton di fargli da complice nel convincere Hillary ad accettare la carica di Segretario di Stato. Missione compiuta, ma il rapporto fra i due rimase freddo.
Difficile d’altra parte conciliarli.
Anche se sono cresciuti entrambi in luoghi periferici come l’Arkansas e le Hawaii, hanno vissuto storie familiari complicate e sono arrivati al successo per merito personale, Clinton e Obama sono come il giorno e la notte. Racconta David Maraniss, autore di una bella biografia dell’attuale presidente, che Obama si rilassa guardando di notte da solo il basket in televisione nella East Wing. Mentre Bill Clinton, quando proprio non ha nessuno con cui condividere il piacere, chiama qualche amico e sta per ore in diretta al telefono commentando le fasi della partita.
Si sono parlati molto raramente per quasi due anni. Ma nel dicembre 2010, dopo la perdita della maggioranza alla Camera nelle elezioni di midterm, Obama invitò Clinton alla Casa Bianca per analizzare con lui una situazione simile a quella che l’ex presidente aveva vissuto nel 1994. Seguì un’improvvisata conferenza stampa, con giornalisti e tv convocati di corsa, in cui Obama cedette all’ospite il podio della Press Room. Clinton non si fermò più. A un certo punto Obama si scusò, dicendo che Michelle lo aspettava inderogabilmente per un party di Natale, e uscì. L’altro rimase a lungo a intrattenere i media. Mai visto. Nell’autunno 2011, Clinton e Obama si ritrovarono sul campo da golf alla Base aerea di Andrews, ma del loro colloquio non trapelò nulla. Un mese dopo gli strateghi di Obama andarono a trovare Clinton nel suo ufficio di Harlem, portandogli dati e proiezioni della campagna e sollecitando il suo consiglio. Anche questo mai visto.
Ultimo incontro ravvicinato tra i due, il 29 aprile scorso, nella casa di Terry McAuliffe in Virginia, per una raccolta di fondi, dove si appartarono per un’ora. "Obama merita di essere rieletto presidente", disse Clinton nell’occasione. Poi si lanciò in un fitto dialogo con ogni singolo invitato. Senza accorgersi che Obama nel frattempo era già salito in auto per andare via.
 

                                                                                    Paolo Valentino     


L’articolo sopra riprodotto è stato pubblicato il 6 settembre 2012 a pag. 17 del Corriere della Sera. Ringraziamo la direzione del giornale e l’autore per la gentile concessione della replica.