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18.11.2012



Per la prima volta un libro e alcuni compact dedicati al compositore-mandolinista


Alla (ri)scoperta di Carlo Munier


di Carlo Bianchi

Colma un vuoto a suo modo rimarchevole, il recente progetto editoriale e discografico su Carlo Munier curato dal mandolinista Ugo Orlandi – un libro e un cofanetto di quattro Cd registrati insieme agli strumentisti dell’Orchestra di mandolini e chitarre "città di Brescia" con la direzione/collaborazione del compositore Claudio Mandonico. Infatti Munier, nato a Napoli 1859 e scomparso a Firenze nel 1911, pur essendo stato, insieme al coevo napoletano Raffaele Calace , il principale autore italiano per mandolino a cavallo fra Otto e Novecento, non aveva mai beneficiato di significative biografie, né tantomeno di disamine e incisioni della sua opera – nonostante quest’ultima fosse in gran parte edita. In occasione dunque del centenario della morte del compositore, nel 2011, Ugo Orlandi noto mandolinista bresciano, studioso, concertista internazionale e docente al conservatorio di Milano, ha inteso sopperire a tale lacuna pubblicando, da un lato un volume di 320 pagine, Carlo Munier. Il poeta del mandolino, che concretizza una ricerca iniziata dieci anni or sono, e dall’altro registrando per la prima volta un cospicuo numero di brani per diversi organici. Entrambe le pubblicazioni escono per i tipi del Circolo Mandolinistico Italiano. La ricerca che ha portato Orlandi alla realizzazione del libro è stata anche fortunata, come ha affermato lui stesso durante un’intervista concessa a chi scrive e a cui ha partecipato anche Claudio Mandonico.
"Circa tre anni fa – esordisce Orlandi – ho potuto incontrare il pronipote di Munier che fortunatamente aveva conservato il diario, una raccolta di scritti (le Impressioni, del 1887) e le lettere della bisnonna, e addirittura alcune fotografie, mentre fino ad allora era nota una sola fotografia di Munier, quella inclusa nell’edizione della sua opera. Infine, ho reperito anche vari programmi di sala dei suoi concerti. Ho quindi potuto iniziare un lavoro di ricostruzione della figura di questo compositore, del quale in pratica si era persa la memoria storica. Munier, trasferitosi da Napoli a Firenze a 19 anni, aveva avuto una vita drammatica, caratterizzata da lutti precoci, era rimasto senza eredi. Sulla sua vita sono state tramandate anche molte notizie romanzesche. Io invece sono riuscito a ricostruire una traccia biografica attendibile e una stima delle sua produzione, circa trecento numeri d’opera. Sono composizioni decisamente sottovalutate e per nulla diffuse a livello di esecuzione odierna. Dalla fine della prima guerra mondiale fino ad oggi i mandolinisti italiani ne suonavano solo due o tre. Ma il dato più sorprendente è che le partiture di una gran parte di questi brani, circa centoquaranta, erano facilmente reperibili, in particolare sul fondo Nakano che è stato disponibile su internet fino all’anno scorso". 

        Veniamo dunque all’altro aspetto fondamentale di questa iniziativa, ovvero la registrazione del cofanetto di quattro compact con una serie di opere scelte di Munier
"Questo cofanetto risponde alla volontà di offrire un quadro delle composizioni di Munier in base al tipo di organico, ovvero: il primo cd contiene le opere per mandolino solo, per chitarra sola e per mandolino e chitarra; il secondo una serie di duo, per mandolino e arpa, per due mandolini, per due chitarre, per mandolino e pianoforte; il terzo Cd contiene i quartetti e i trii, con la partecipazione, oltre ai mandolini, di mandola e mandoloncello, mentre il quarto Cd è dedicato alle opere per orchestra a plettro, oltre a un trio per mandolino violoncello e pianoforte".

        Secondo la tua opinione di mandolinista, quali sono le particolarità di questi brani che vanno evidenziate?
"Innanzitutto c’è un discorso di originalità strumentale legato ai duo per mandolino e chitarra, nel senso che sono opere scritte originariamente proprio per questo organico. Non sono, come avviene in molti casi, trascrizioni di brani in cui la parte della chitarra è stata originariamente concepita per pianoforte. Queste trascrizioni falsano in una certa misura l’originale, perché la chitarra rispetto al pianoforte suona un’ottava sotto. Fra pianoforte e mandolino si ha un dialogo a livello di soprano, e invece con la chitarra questo non succede. Con mandolino e chitarra si passa per così dire a un rapporto fra chiaro e scuro, mentre nell’originale fra mandolino e pianoforte il rapporto è fra due tipi di chiaro, due timbri diversi però alla stessa altezza. Avrebbe più senso suonare la parte del pianoforte con la fisarmonica. Invece i pezzi di Munier, ripeto, sono stati concepiti originariamente proprio così, per mandolino e chitarra. Per quanto riguarda i quartetti, Munier è il primo che scrive per quartetto a plettro. Probabilmente è anche il primo che scrive per orchestra a plettro. Anche dagli scritti di Munier emerge una forte ‘difesa’ del mandolino; egli lo solleva dall’ambito popolare per portarlo ad una rivalsa con l’ambito ‘classico’. Nei pezzi per mandolino solo, in particolare, che sono quelli più difficili, dove la scrittura risente del virtuosismo di Munier, emerge anche la sua passione per Chopin. Per Munier, Chopin era un idolo. Egli aveva assistito anche a un concerto celebrativo per il centenario della nascita di Chopin nel 1910. In questi pezzi per mandolino solo, scrive Preludi e cadenze seguendo l’esempio di Chopin, non di Bach. Avendo fatto degli studi seri Munier aveva compreso quanto fosse importante comporre brani che costituissero un percorso didattico per il mandolino, un percorso che allora non esisteva né a livello di metodo teorico né pratico. Oltre alla tecnica teorica esposta nel Metodo practico completo Munire, con la serie di Preludi e cadenze, porta il mandolinista a esercitarsi in tutte le tonalità". 

        Chiedo dunque a Claudio Mandonico qual è la sua opinione da compositore riguardo a queste opere, anche in rapporto ai repertori strumentali classici del secondo Ottocento italiano.
"Mi ricollego a quanto dice Ugo. Munier è uno strumentista che fa il compositore. C’è una sensibilità che parte da chi suona e poi viene messa in partitura. Una costante di queste musiche è appunto la ‘difesa’ dello strumento perché Munier è uno strumentista, e anche un virtuoso. Poi, come per altri compositori che vivono del virtuosismo del proprio strumento – il caso più eclatante è forse quello di Paganini –, succede che queste opere non sono molto profonde o articolate da un punto di vista musicale, la forma è sempre piuttosto semplice. Da un punto di vista della collocazione storica, rispetto alla grande musica classica di quel periodo, i compositori come Munier sono pressoché non-collocabili. Scrivono musica con un linguaggio che altri avevano già utilizzato trenta o quarant’anni prima. Quelli come Munier sembrano insomma ‘in ritardo’ rispetto ai grandi compositori classici, ma perché seguono un filone diverso, che non è quello della sperimentazione e dell’innovazione dei linguaggi, bensì della valorizzazione di un certa pratica strumentale, contingente, che non è solo quella del virtuosismo ma, soprattutto, di musiche che venivano eseguite in un certo tipo di ambiente popolare".
"Infatti – aggiunge Orlandi – al di là dei suoi pezzi solistici da virtuoso, la musica d‘insieme di Munier era, ed è scritta per essere suonata da strumentisti che spesso non erano bravi quanto lui, talvolta anche solo amatori e dilettanti, persone che magari non sapevano nemmeno leggere la musica. Quindi la scrittura si fa semplice anche da un punto di vista della tecnica strumentale, per andare incontro ai limiti di chi doveva suonarla. Poi è anche vero che se ascoltiamo il trio per mandolino, violoncello e pianoforte, l’ultimo brano di questi quattro cd, si capisce che Munier come compositore aveva anche dei ‘numeri’ di altro ordine, che poteva concepire cose più complesse anche nella musica d’insieme. Questo trio peraltro Munier non lo scrive alla fine della sua carriera ma circa a metà. Lo ascoltò l’insegnante di composizione dell’Istituto Reale di Firenze, Antonio Scontrino, che scrisse a Munier facendogli i complimenti. D’altronde, Munier non aveva composto questo trio per dei dilettanti, ma per essere suonato da lui stesso e da uno dei violoncellisti più importanti di Firenze, Castagnoli. Poi di pianisti bravi allora a Firenze ce n’erano tanti". 

        Così, Munier aveva certo le capacità per scrivere cose più complesse. In generale, però, come nota Mandonico, la sua musica di insieme si adatta a un contesto sociale "dal basso".
"In Italia alla fine dell’Ottocento – spiega Orlandi – sull’onda della rivoluzione industriale si verifica una esplosione delle orchestre di mandolini e chitarre. Si crea un grande seguito, tutti si mettono a suonare il mandolino e la chitarra, che non sono più strumenti di nicchia. Si pensi che nel 1888 all’indomani dell’esecuzione dell’Otello in cui Verdi prescrive un intervento di un’orchestra di mandolini e chitarre, nella Canzone del Salice, dopo l’Ave Maria, Verdi viene nominato presidente onorario della Federazione Mandolinistica Italiana – e lui scrive una lettera in cui ringrazia di questo grande onore. Puccini nel 1922 parlando dell’accordo del Tristano di Wagner dirà che noi italiani invece siamo "un popolo di mandolinisti". I mandolinisti, da cento, erano diventati dieci milioni. Nel 1892 per le celebrazioni colombiane a Genova, l’anniversario della scoperta dell’America, era stato istituito il primo concorso per orchestre e solisti di mandolino. Si erano diffuse riviste mandolinistiche, la prima, a Torino, è Il mandolino un quindicinale con notizie, musiche, intavolature che viene pubblicato dal 1892 al 1943... le riviste ebbero un ruolo importantissimo in questo fenomeno, si erano diffuse in tutto il mondo, c’erano abbonati perfino in Messico. Il mandolino e la chitarra sarebbero stati anche la principale forma di svago musicale per i soldati nelle trincee della prima guerra mondiale, ma non solo in Italia, anche sul versante francese ed austriaco".
"Questa fortissima diffusione popolare – aggiunge Mandonico – deriva anche dal fatto che il mandolino è uno strumento relativamente semplice da suonare quando si inizia. Il problema semmai insorge in seguito, quando bisogna affinare una tecnica, ma nell’approccio non molto: le prime melodie non sono difficili da fare con il mandolino, quasi tutti possono arrivare ad un livello accettabile. È un po’ come per la chitarra o il salterio. Ci sono strumenti che in ragione della loro facilità iniziale hanno determinato la nascita di tutto un repertorio". "Certo se da un lato le composizioni d’insieme di Munier si legano a questa diffusione e questa tendenza – conclude Orlandi, ritornando al punto da cui eravamo partiti – d’altronde, è anche vero che questa diffusione popolare provocava un generale abbassamento della qualità esecutiva, ed è anche così che si spiega la volontà da parte di certi compositori come lo stesso Munier di preservare le qualità tecniche e virtuosistiche dello strumento".
 
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Le musiche orchestrali di Munier nell’ultimo dei quattro cd sono state arrangiate, per l’organico dell’orchestra di mandolini e chitarre "città di Brescia", da Claudio Mandonico. In alcuni punti gli interventi di orchestrazione di Mandonico sono sensibili, a causa del divario rispetto all’organico dei tempi di Munier, o a causa di alcune lacune e sviste presenti nelle edizioni di queste musiche. La parte delle chitarre è stata sviluppata in senso più polifonico, mentre nell’originale era adeguata a quella del basso, secondo una prassi che Orlandi e Mandonico giudicano di necessità pratica più che non strettamente artistica, dettata dalla mancanza di "scuola" dei chitarristi di quel tempo. Il ruolo di Mandonico dunque non è limitato alla direzione ma si configura come una collaborazione creativa.
L’orchestra "città di Brescia" è formata da professionisti diplomati e semiprofessionisti, di varia provenienza e nazionalità. In questo cofanetto dedicato a Munier le parti solistiche e da camera, oltre all’immancabile Ugo Orlandi protagonista al mandolino, vedono alternarsi alla chitarra Luisella Conter, Gabriele Zanetti e Paola Donati; all’arpa Barbara da Parè, ai mandolini Marina Ferrari, Carlo Aonzo, Byong Ku Kim e Giorgios Goumenakis, al pianoforte Corrado Greco e Giacomo Ferrari. I quartetti sono eseguiti dal Quartetto "Munier" (Orlandi e Raffele La Ragione ai mandolini, Camilla Finardi alla mandola e Andrea Bazzoni mandoloncello) e dal Quartetto "Salvetti" (Orlandi e Camilla Finardi ai mandolini, Andrea Bazzoni mandola e Luisella Conter chitarra). La voce nella Romanza amore senza speme è affidata al basso Gérard Colombo. Il conclusivo trio op. 156 è suonato da Orlandi, Paolo Bonomini (violoncello) e Giacomo Ferrari (pianoforte). L’orchestra effettua le prove nella sede della Associazione filarmonica "Isidoro Capitanio", in via Odorici a Brescia. Il Cd con le musiche di Munier e il libro curato da Orlandi sono reperibili contattando i seguenti indirizzi:

info@ugo-orlandi.it
info@mandolinobrixia.it
   
                                                                                                      Carlo Bianchi




Carlo Munier. Il poeta del mandolino

A cura di Ugo Orlandi
Edizioni CMI (Circolo Mandolinistico Italiano), 2011, 320 pp.
€ 30

Carlo Munier. Opere scelte. 4 CD
Ugo Orlandi/Quartetto "Salvetti"/Quartetto "Munier"
Claudio Mandonico/Orchestra di mandolini e chitarre "Città di Brescia"
Edizioni CMI-IMC 8-11, 2010 (data di registrazione)
€ 30   


Carlo Bianchi è diplomato in pianoforte e laureato in musicologia presso l’Università degli Studi di Pavia, sede di Cremona. Ivi ha svolto un dottorato di ricerca e ha ricoperto diversi incarichi di insegnamento. Insignito del premio "Liszt" dall’omonimo Istituto di Bologna, ha pubblicato saggi scientifici su vari compositori e aspetti di sociologia musicale del Novecento storico (in lingua italiana, inglese e tedesca). Accanto ai repertori "colti", ha sviluppato un personale interesse nel campo della popular music contemporanea, concretizzato in alcune pubblicazioni su riviste scientifiche e divulgative. È vicedirettore editoriale del bimestrale «BresciaMusica» e collabora con la Rivista Italiana di Musicologia.    


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