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27.03.2013

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Carlo Emilio Gadda
Verso la Certosa
a cura di Liliana Orlando
Adelphi, Milano 2013,
€ 19,00

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di Invito alla lettura


Carlo Emilio Gadda è stato uno degli scrittori più importanti del Novecento. Pasolini ebbe a dire che non era secondo nemmeno a Joyce. L’amico e critico Gianfranco Contini pensò ad una ‘funzione Gadda’ per la letteratura, tanto il suo influsso sugli scrittori italiani fu consistente. Alberto Arbasino si ritagliò il titolo di ‘nipotino dell’Ingegnere’ per indicare una certa discendenza stilistica. Però, queste positività tecniche non hanno avuto un correlato successo presso il grande pubblico. È solo nel 1957, con il successo dell’edizione in volume di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, che Gadda può vantare il giusto riconoscimento per le sue opere, al di là dell’apprezzamento degli addetti ai lavori. L’economista Raffaele Mattioli nel dicembre 1957 istituirà il Premio degli Editori per ‘risarcire’ Gadda del mancato titolo al Premio Marzotto. Gadda per questo motivo e per altri (Mattioli lo ospitò dopo lo sfollamento da Firenze nella primavera del ’44) volle dedicare al ‘despota dei numeri veri’ una raccolta di saggi.
È su questo buon intento che nasce la lunga e travagliata genesi di Verso la Certosa (Ricciardi, Milano-Napoli, 1961) che Liliana Orlando descrive magistralmente nella nota al testo posta a chiusura del volume. In questa nota si può cogliere tutto il modo gaddiano di costruire, letteralmente, un’opera. I testi che andranno a comporre questa silloge sono estrapolati da Le meraviglie d’Italia del 1939 e da Gli anni del 1943, testi a cui Gadda aggiunge Versilia (già apparso su Il Popolo il 29 agosto del 1950 con il titolo Dolce Versilia). Le meraviglie d’Italia è una raccolta di brevi testi, già apparsi sulle pagine dei quotidiani italiani, che avrebbe dovuto contenere il racconto San Giorgio in casa Brocchi e La cognizione del dolore: San Giorgio in casa Brocchi sarà pubblicato da Garzanti nel 1963 nella raccolta Accoppiamenti giudiziosi 1924-1958; mentre, La cognizione del dolore divenuto sempre più autonomo, passando da semplice racconto a romanzo incompiuto, uscirà nel ’63 per i tipi di Einaudi. Qui si possono comprendere le problematicità del lavoro gaddiano: un riproporsi continuo di testi scritti o riscritti nel tempo o di brani di questi scritti; le promesse e gli impegni che Gadda prendeva con i vari editori (Gadda ha pubblicato i suoi scritti con i maggiori editori italiani: Bompiani, Garzanti, Einaudi, Sansoni, Ricciardi, Neri Pozza) con la conseguente necessità di dover onorare questi impegni; il continuo lavorio di revisione degli scritti che faceva tenere all’editore di turno il rinvio sine die della pubblicazione. Un esempio: "Citati manifestava ad Antonini il timore che l’invio a Gadda del secondo giro di bozze potesse comportare ritardi dovuti a nuove aggiunte e correzioni, e proponeva di soprassedere, dichiarandosi pronto ad affrontare eventuali proteste" (p. 198).
I testi raccolti spaziano notevolmente sul fronte del tema trattato: il corso delle acque; la terra lombarda con "l’ordine geometrico e la dirittura delle opere, il popolo stupefatto dei pioppi, la specchiante adacquatura delle risaie: che la sera illivisce di sogni, di futili paure" (p. 24); il duomo di Como, "contaminazione operata dai secoli" (p. 30); la borsa di Milano "con la sua confusa ed operosa vitalità"; "le carabattole della fiera di Sinigallia"; l’Abruzzo con Le rose di Collemaggio, scritto nel ’35 per la terza pagina de’ ‘La gazzetta del popolo’ di Torino, e Verso Teramo, evidente omaggio alle origini abruzzesi del Mattioli; un testo a dir poco barocco (chi penserebbe poter essere riconoscente ad un amico inserendo in una raccolta a lui dedicata il racconto, certo scritto magistralmente, dell’ablazione del duodeno?): Anastomòsi, che appare la prima volta nel ’40 ne’ ‘L’Ambrosiano’ con il titolo Ablazione del duodeno per ulcera, che Gadda ripropone nel ’43 ne’ Gli anni con il titolo Anastomosi e che si ritroverà infine ne’ Le meraviglie d’Italia-Gli anni, pubblicazione per i tipi di Einaudi che nel ’64 riunisce le due raccolte gaddiane; le mondine delle risaie; la Fiera di Milano; la Versilia; una ineccepibile e ben scritta ricetta del risotto alla milanese, Risotto patrio. Rècipe; la tecnica di costruzione delle case moderne e la conseguente fine della privacy, "la casa trasformata è impotente a preservare e a difendere, dall’oltraggioso logorio di cui sopra, gli abitatori e i lor nervi" (p. 123); la critica ai ‘barbieri’ dell’opera lirica italiana, con particolare riguardo al Figaro rossiniano. Fino all’ultimo scritto, Il Petrarca a Milano, che dà una particolare chiusura alla raccolta. Con l’accenno al Petrarca "si stabilisce cosí una sorta di richiamo circolare tra l’inizio e la fine del volume: la sottile allusività inerente al Viaggio delle acque ha il correlativo nell’ultimo testo e una precisa «individuazione» nel titolo. In Verso la Certosa infatti si legge l’accento alla residenza milanese di Petrarca, nella solitudine cercata accanto alla Certosa di Garegnano (nei pressi del Cimitero Maggiore di Milano, il «Musocco»), ma si intravede sottesa anche un’implicazione di senso ben familiare ai milanesi, l’avvio verso la dimora estrema", cosí Liliana Orlando a pagina 201.
Qui andrebbe aperta una enorme parentesi sul detto e non detto in Gadda, ma ci accontentiamo di pochi cenni: ci ricorda la Orlando che "nell’abbozzo del penultimo capitolo della seconda parte della Cognizione del dolore, - nelle prime intenzioni di Gadda doveva abbinarsi a molti dei testi qui raccolti - dove «viale della Recoleta» (la Recoleta è il cimitero di Buenos Aires) si legge come lezione soprascritta alternativa a una precedente non cassata, «viale della Certosa» (p. 201); e, ricordiamo noi, che un’altra importante raccolta gaddiana, questa volta di saggi, ha come titolo I viaggi la morte


                                                                                                Gianmaria Merenda


Gianmaria Merenda è dottore di ricerca in Teoria e analisi del testo e dottorando in Antropologia ed epistemologia della complessità presso l’Università di Bergamo.


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