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21.08.2013


Il distacco - reale e progressivo -
 della politica, dalla Società Civile.

 

di Arnaldo Guarnieri

I vincitori e i vinti, nelle ultime elezioni, soprattutto amministrative, rivelano una "continuità" di stile e di scelte, assolutamente sorprendente anche se facilmente, in parte, prevedibile, dati i segnali provenienti dalla campagna elettorale.
E così, i vinti (quando essi siano gli schieramenti di centro-destra) rivelano una vitalità tale da provocare un forte imbarazzo nei vincitori di centro-sinistra.
I primi, infatti, come tipico della loro tradizione politica, durante il periodo di governo (nelle aree in cui erano precedentemente al potere) hanno spesso "occupato" senza esitazione e senza scrupoli, con piglio autoritario, ogni spazio operativo e non hanno perso occasione per eliminare le concorrenze politiche, facendosi terra bruciata attorno, soprattutto nei settori della cultura e della comunicazione sociale, investendo, tra l’altro, risorse di ogni tipo ed entità e lasciandosi dietro le spalle voragini di impegni e debiti (non solo economici) molto difficilmente affrontabili.

E così il centro-sinistra, subentrato alla guida delle varie amministrazioni ex-destra o ex-centrodestra si trova ora a doversi conquistare il diritto di governare, non solo facendo acrobazie di ogni tipo, ma cercando di offrire ai cittadini un quadro di provvedimenti nei quali l’equità e la sobrietà siano principi guida insospettabili e riparatori.
Con la conseguenza che coloro che, nella società civile, sono stati immancabilmente perseguiti dalle amministrazioni scadute elettoralmente, si trovano ora nella impossibilità di un giusto riscatto, in quanto le risorse sono state saccheggiate, in precedenza, a favore di altri aggressivi pretendenti forniti di più opportuni referenti. Non solo, ma essi si trovano sotto il ricatto di una destra perdente elettoralmente ma tuttora fortemente intraprendente, che esige il rispetto di "patti pre-elettorali" in sintonia con le "larghe intese" già in atto nel governo nazionale.
Scricchiolii preoccupanti, infatti, cominciano ad avvertirsi nelle amministrazioni di comuni governati dalle nuove giunte di centro-sinistra.
Proprio là dove la Società Civile, però, incalza la nuova governance a non riprodurre, di fatto, una continuità con le precedenti azioni di potere che avevano caratterizzato il modo di amministrare tendenzialmente totalitario del centro-destra, l’imbarazzo decisionale si dimostra più evidente.
E’ certamente difficile gestire una struttura amministrativa complessa in questo contesto altamente contraddittorio! Ma non è neppure giusto che le forze autenticamente e coerentemente democratiche, debbano pagare due volte: prima per le arroganze (anche provinciali) di un "..doppio ventennio" e poi per la "necessaria" prudenza di una successiva gestione democratica che rischia di segnare così, la fine della cultura antifascista. Cultura antifascista da anni nel mirino di una reazionarietà pervicace che, magari, si avvale di una sedicente matrice cattolica che nulla ha a che fare con l’autentico Cristianesimo militante e tantomeno con la invocatissima risorgenza di un’alta cultura della conoscenza.
Nella scuola, infatti, il re-impianto e il rilancio di un’alta cultura della conoscenza, dovrebbe essere il fulcro attorno al quale tutto il sistema formativo del nostro Paese potrebbe riprendere senso. E dovrebbe bastare. Senza dover ricorrere (a intervalli quasi automatici) a quell’incombente concetto di "Educazione" quale paradigma pre-conoscitivo che nasconde l’orientamento di fondo ad una docilità critica così pericolosa per ogni libero sviluppo intellettuale.                                                                                               


                                                                                                    Arnaldo Guarnieri

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