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23.09.2013


Da Brescia il duo Anna Maria Di Lena - Gianmarco Astori

La Cerimonia del Tè fra Joni Mitchell e James Taylor

di Carlo Bianchi


È difficile al giorno d’oggi aggiungere qualcosa (di nuovo) su Joni Mitchell. La cantautrice poetessa e pittrice nordamericana, giunta alla soglia dei settant’anni, è infatti un’icona della moderna cultura popular occidentale su cui è stato ormai detto e scritto pressoché tutto. Lei stessa del resto, come tutti gli artisti di un certo livello ancora attivi, provvede tramite un sito internet a mantenere la sua arte visibile, oltre che viva, aggiornando il mondo sulle iniziative e i materiali informativi che la riguardano. Anche in Italia, oltre alla diffusione dei suoi dischi, non sono mancate biografie e traduzioni dei suoi testi (il volume curato da Marco Grompi, Michele Lauro e Riccardo Bertoncelli nel 1998 per i tipi Giunti). Tuttavia, il breve servizio che segue dedicato alle cover di Joni Mitchell nella personale interpretazione del duo bresciano La Cerimonia del tè, costituito da Anna Maria Di Lena (voce) e Gianmarco Astori (chitarra), intende mettere in rilievo alcune peculiarità di queste canzoni, e, di riflesso, della loro autrice, che non sono propriamente di dominio comune. L’altro nome portante del repertorio de La Cerimonia del Tè è quello di James Taylor, anche lui cantautore di spicco del cantautorato americano, coetaneo della Mitchell e che ebbe con lei stretti rapporti professionali e personali. Le canzoni di Taylor vengono dunque affrontate con il medesimo approccio originale riservato a quelle della Mitchell e con un medesimo intento di diffusione culturale. Infine, La Cerimonia del Tè non manca di proporre alcuni classici della canzone pop anglofona internazionale, da Jackson Browne a Carole King, fino a Sting e Pat Metheny.
Prima di consolidarsi come duo – una formula rodata ormai da dieci anni – Astori e la Di Lena avevano fatto parte, insieme, di altre formazione più ampie, in particolare del gruppo Io & Annie attivo nella seconda metà degli anni Novanta e dedito a canzoni americane di stile prevalentemente West coast. In seguito, l’idea di formare il duo è scaturita dal desiderio di esplorare un generale rapporto fra chitarra e voce solista, ricercando incastri, sovrapposizioni e impasti timbrici fra la voce della Di Lena e lo stile acustico maturato da Astori nel corso degli anni. I due hanno lavorato circa un anno e mezzo arrangiando brani di vari autori fino a selezionare quelli che ritenevano più rispondenti – "quelli che più ci rappresentavano" dice Astori – constatando infine che la maggior parte appartenevano a Joni Mitchell e James Taylor. La decisione di incentrare lo spettacolo fondamentalmente sulle canzoni di questi due autori si pone insomma più come conseguenza che come presupposto: "la costituzione di questo repertorio è stato un modo per connotare la nostra ricerca – prosegue Astori – per darle un‘immagine più definita. Così è nata la struttura del concerto che proponiamo dal vivo, a cui abbiamo dato il titolo A case of Joni and James richiamando la canzone A case of you della Mitchell. Pare che questa canzone sia stata scritta per Taylor e sia un simbolo del rapporto che li legò per qualche tempo".
Ascoltando A case of Joni and James, l’identificazione con la figura di Joni Mitchell balza più evidente rispetto a quella con James Taylor, data la voce femminile della Di Lena. Si riflette in questo una passione che la cantante bresciana ha coltivato fin da giovanissima. "Rimasi folgorata da Joni Mitchell fin dal primo ascolto. Parlo ormai di trent’anni fa. Mi impressionò tutto: la sua voce, il modo di suonare la chitarra, le sue canzoni, i testi, che leggevo sulle copertine dei dischi. Anche se non riuscivo a capirli del tutto, dato il mio inglese scolastico di allora. Poi la Mitchell aveva vent’anni più di me, e se parlava di cose che non riuscivo a comprendere del tutto, questo dipendeva anche dal fatto che lei era già una donna matura, mentre io ero ancora una ragazzina. I significati dei suoi testi ora li capisco molto meglio non solo perché il mio inglese è migliorato ma perché sono maturata come persona. Comunque, la cosa che mi colpì già allora era che parlava delle proprie esperienze personali in un modo molto diretto e confidenziale come non avevo sentito fare da nessuno dei cantautori degli anni Settanta, e in qualche modo mi ci identificavo. Inoltre, Joni Mitchell è una cantautrice molto particolare anche per quanto riguarda la voce. Da giovane aveva una voce che definirei da mezzo-soprano ma la utilizzava in un modo ‘girato’– come diciamo noi – cioè utilizzando molto il falsetto e con un vibrato molto marcato. Verso i quarant’anni la sua voce si è abbassata di qualche nota ma si è ‘riempita’, si è fatta più corposa, e appunto meno ‘girata’; e quello è il suo periodo di massimo splendore vocale. Ultimamente è diventata per forza di cose un contralto, perché è invecchiata e perché è una fumatrice accanita. La voce ha perso molto, quasi spezzata dall’usura, ma ha anche acquistato nuove capacità espressive e di comunicare emozioni forti, riesce a dare i brividi con pochissime note. Credo che ora si esibisca moto di rado. Io da giovane cercavo di imitarla, poi però ho preferito utilizzare le note gravi. Non sono un contralto vero e proprio, sarei un mezzo soprano, ma quelle note gravi mi davano vibrazioni più intense. Ho fatto uno studio molto personale sugli armonici, su come riempire la voce. La persona che mi aiutato di più in questa ricerca non è stata una cantante, bensì una logopedista, Marisa Situra. Da allora, da quando ho capito come si produce il suono della voce e come lo si può modificare e amplificare, ho iniziato anche ad ascoltare in un modo diverso i cantanti che amavo, non solo la Mitchell ma anche James Taylor o Jackson Browne. Anche James Taylor è stato ed è una parte fondamentale del mio percorso personale e artistico, sono cresciuta con lui, fra gli artisti di ambito West coast è quello che mi ha ispirata maggiormente insieme alla Mitchell, anche se i testi della Mitchell mi impressionavano di più. Così, dopo quello studio, ho iniziato a prestare attenzione all’articolazione delle frasi, alla pronuncia delle parole, al portamento delle vocali e delle consonanti e quindi ho anche capito meglio il rapporto fra musica e testi. Le canzoni sono dei racconti e bisogna avere la capacità di raccontarle. Un tempo mi avvicinavo ai testi in modo un po’ istintivo, adesso invece che sono molto più consapevole sia per quanto riguarda la comprensione del testo sia da un punto di vista vocale, capisco per quale motivo Joni Mitchell usa certe parole, che hanno un certo significato, ma anche un certo suono, che cantato e unito a quello della chitarra diventa molto particolare. Se cambi parola, non cambia solo il significato, cambia anche la sonorità. Da parte della Mitchell c’è uno studio sul linguaggio davvero straordinario".
 
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L’attenzione al linguaggio e al significato di questi testi caratterizza anche l’esperienza esecutiva di Gianmarco Astori. "Certo Joni Mitchell era un personaggio con un mondo interiore molto vivace, complesso e tormentato – soggiunge lui – e i testi che ha scritto sono stati anche un modo per curare queste sofferenze. Il suo linguaggio è molto distante da un inglese discorsivo come si ritrova nei testi di altri cantautori. Nelle sue confessioni, parla più per immagini, per ellissi, termini e digressioni apparentemente immotivati, uno stile insomma molto personale. È come se avesse delle ‘urgenze’, che esprime tramite due canali principali: quello delle parole e quello della musica. Va tenuto inoltre presente che Joni Mitchell non nasce come cantautrice, bensì come pittrice, e le canzoni sono state un modo per esprimere ciò che già esprimeva con la pittura. Uno dei suoi primi insegnanti le disse ‘ma perché non provi a dipingere con le parole?’ Painting with words and music è proprio il titolo di uno spettacolo che lei ha allestito".
Da un punto di vista musicale, come è noto, Joni Mitchell lungo la sua carriera ha toccato stili anche molto diversi fra loro, dallo stile folk tipico dei cantautori anni Sessanta fino ad escursioni nel jazz e arrangiamenti molto complessi, collaborando con musicisti di altissimo livello. "Aveva un istinto musicale che la portava ad incidere sugli arrangiamenti – prosegue Astori – quando non li aveva addirittura già nella sua mente. La peculiarità di questo istinto la si vede anche solo nei cori che inserisce nelle sue canzoni, cori diversi dai consueti backing vocals, non sono cioè raddoppi della voce solista, come succede nella tipica polifonia delle canzoni di quel periodo, ma sono piuttosto interventi di stile strumentale, che richiamano gli effetti dei fiati o degli archi. Inoltre, la Mitchell aveva una grande sensibilità e capacità armonica, tanto sul pianoforte quanto sulla chitarra, che l’ha resa un punto riferimento per molti chitarristi acustici suoi colleghi americani, parlo di David Crosby, Michael Hedges, Jackson Browne. In particolare la Mitchell è stata una maestra delle accordature ‘aperte’ [dove cioè le corde della chitarra sono accordate in un modo diverso rispetto consueto Mi-La-Re-Sol-Si-Mi] che sfruttava per ottenere certe sonorità chitarristiche adatte alla sua voce e alla struttura delle sue canzoni. Credo che ne abbia sperimentato più di trenta tipi diversi. Per quanto riguarda i nostri arrangiamenti della Cerimonia del tè, in certi casi mantengo le accordature aperte come le ha disposte lei, in altri utilizzo delle mie accordature personali per riprodurre certe sonorità che si ritrovano nelle sue canzoni al di fuori della sua chitarra, oppure per modificare gli arrangiamenti originali. Woodstock ad esempio è stata riarrangiata con un’accordatura diversa rispetto a quella originale. È stato un modo per cambiare sensibilmente tutta la veste sonora della canzone. Mi piace dare sempre un colore personale a queste canzoni, anche quando mi rifaccio da vicino agli arrangiamenti originali. Lo stesso discorso vale per le canzoni di James Taylor, anche se il suo peculiare stile chitarristico è un po’ diverso da quello di Joni Mitchell. Lui ha avuto la capacità di fare una sintesi di un certo patrimonio folk americano e del finger-style mettendoli al servizio delle sue canzoni e della sua chitarra. Utilizza pochi accordi, ma con posizioni a volte diverse da quelle della didattica tradizionale. In questo modo fa risaltare delle voci e degli abbellimenti tipici della musica country, della chitarra o del fiddle. In seguito, con il passare degli anni e accumulando esperienze con vari musicisti e arrangiatori, ha iniziato a rendere più varia la tavolozza armonica dei suoi brani, sia all’interno della stessa tonalità sia a livello di modulazioni, ma sempre comunque con una notevole semplicità di accordi. Piuttosto, vengono arricchiti con piccoli cluster, corde vuote e bassi insoliti. Trova in sostanza modi sempre nuovi per arricchire certi suoi pattern ormai celebri. L’effetto nel complesso è quello di una forte ‘presa’ della sue canzoni, un forte effetto comunicativo, che però non è facile da riprodurre proprio in ragione di questi preziosismi nascosti, che quasi non si avvertono. Poi è anche una questione di ritmo, di pulse della canzone. Si tratta del portamento complessivo nel rapporto fra musica e voce (e testo), come per le canzoni della Mitchell. È un aspetto generale su cui io e Anna lavoriamo molto, perché non disponiamo di una sezione ritmica, e il risultato ci soddisfa perché abbiamo raggiunto anche in questo un’intesa che contribuisce notevolmente alla resa espressiva dei brani".
"Dopo tanto tempo che suoniamo insieme – conclude Anna – questo pulse è diventato un fattore del tutto naturale. Quando suoniamo abbiamo la piena percezione reciproca di come procedere. Non abbiamo più nemmeno bisogno di guardarci. La conferma di questa sintonia la ritrovo nel momento in cui provo a suonare con altri musicisti e sento che l’intesa non è la stessa".
La Cerimonia del tè, come suggerisce il nome stesso, predilige esibirsi in ambienti raccolti che ne valorizzano il sound morbido e sfaccettato. Le chitarre acustiche di Gianmarco Astori sfruttano vari effetti di elaborazione del segnale audio (riverberi, chorus, delay). Si possono osservare alcune esibizioni del duo sul canale YouTube. La voce di Anna Maria Di Lena si può ascoltare nei dischi di Umberto Rivarola (Isole), Paolo Milzani (Nudist), Beppe Donadio (Merendine), Waja Maja (Il sogno del poeta), Alan Zamboni (Vincent), Gilda Reghenzi (Amorevolmente). È membro del gruppo L’archidamo, formato da musicisti di varia formazione e provenienza, con cui ha prodotto il disco Schejje, originale rilettura di alcuni canti del repertorio popolare italiano e internazionale. Sempre con L’archidamo ha ottenuto vari riconoscimenti e condiviso altre collaborazioni fra cui il disco Il lavoro in movimento e la partecipazione a Gói de cöntàla? nota manifestazione itinerante dialettale nonché serie discografica (la canzone Le onde del làc incisa sul vol. 4 insieme al cantautore Daniele Gozzetti).
Gianmarco Astori ha studiato chitarra classica con Anna Compagnoni, chitarra jazz con Luciano Zadro e Filippo Daccò, chitarra acustica con Riccardo Zappa e Beppe Gambetta, ha frequentato masterclass tenute da nomi di spicco del chitarrismo internazionale come Tuck Andress, Dan Crary, Antoine Dufour, Petteri Sariola, Clive Carroll, Peo Alfonsi. Nel 2012 è risultato vincitore del concorso "Un brano originale per la chitarra acustica" indetto dal Festival Acoustic Franciacorta, presentando un brano di propria composizione intitolato Procida. La sua esibizione alla successiva edizione del Festival, nel 2013, si può ascoltare e vedere sempre su YouTube. Va ricordata la sua colonna sonora per il documentario Sakya Thubpa girato in Tibet dal regista Fabrizio Ferri, la partecipazione al disco Vincent del cantautore bresciano Alan Zamboni ed al concerto/spettacolo omonimo dedicato alla figura di Van Gogh, e la partecipazione all’esecuzione di In C di Terry Riley al Teatro Grande di Brescia nel 2011 con l’ensemble "Sentieri Selvaggi" diretto da Carlo Boccadoro. Ultimamente si è dedicato a un approfondimento dei rapporti fra musica e benessere che lo ha portato a concepire la tecnica LIMM (Live and Interactive Music Meditation) e che pratica presso svariate associazioni dedite al benessere psico-fisico della persona. 

                                                                                            Carlo Bianchi


Per informazioni sull’attività della Cerimonia del tè
http://www.myspace.com/lacerimoniadelte

Per le rispettive attività dei due componenti
http://www.myspace.com/annamariadilena e
www.gianmarcoastori.com 

Foto: Anna Maria Di Lena e Gianmarco Astori in una recente performance.

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Carlo Bianchi è diplomato in pianoforte e laureato in musicologia presso l’Università degli Studi di Pavia, sede di Cremona. Ivi ha svolto un dottorato di ricerca e ha ricoperto diversi incarichi di insegnamento. Insignito del premio "Liszt" dall’omonimo Istituto di Bologna, ha pubblicato saggi scientifici su vari compositori e aspetti di sociologia musicale del Novecento storico (in lingua italiana, inglese e tedesca). Accanto ai repertori "colti", ha sviluppato un personale interesse nel campo della popular music contemporanea, concretizzato in alcune pubblicazioni su riviste scientifiche e divulgative. È stato vicedirettore editoriale del bimestrale «BresciaMusica» e collabora con la Rivista Italiana di Musicologia.


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