CULTURA POLITICA    
  FILOSOFIA    
  SOCIOLOGIA   

  Critica minore
  Direttore responsabile: Arnaldo Guarnieri
  Sede: Via Cacciadenno, 18 - 25133 Brescia
  Tel / Fax 030.2004662
  CF: GRNRLD34E16E897F

  info@criticaminore.it


  CREDITS
01.10.2013

_______________________________

Sebastian Seung
Connettoma
Codice edizioni, Torino 2013
pp. 385, € 15,90
ISBN 978-88-7578-371-6

_________________________


di Invito alla lettura


a cura di Gianmaria Merenda

Quattordici anni fa, nel 2000, fu dato un annuncio che fece scalpore per la sua portata nel mondo scientifico e non solo: l’intero DNA umano, l’acido nucleico che permette lo sviluppo e il funzionamento corretto delle nostre cellule e del nostro organismo, era stato decodificato. Ogni singolo gene aveva avuto la sua classificazione e ciò permise di aprire la strada ad un nuovo approccio per le cure genetiche di numerose malattie. Ma il nostro DNA non racconta tutto quello che c’è da sapere sul nostro conto e non possiamo nemmeno dire che sia unico per ogni essere umano, i gemelli omozigoti, nati cioè da uno stesso ovocita fecondato dal singolo spermatozoo, condividono lo stesso patrimonio genetico. È a questo punto che entra in gioco il connettoma che Sebastian Seung ci illustra in questo suo agevole testo di neurobiologia. Nonostante il tema possa sembrare dei più ostici, l’autore ha la capacità di accompagnare il lettore senza appesantire il testo di nozionismi astrusi, anzi, è evidente l’impegno ad alleggerire temi che altrimenti rimarrebbero confinati nei laboratori di biologia. Seung è professore di Neuroscienze computazionali e Fisica presso il prestigiosissimo Massachussetts Institute of Technology di Boston negli Stati Uniti e si occupa di una nuova scienza, la connettomica. Ma cos’è un connettoma e perché è veramente unico? Sappiamo che i neuroni, stimati attorno ai 100 miliardi, sono collegati fra loro dalle sinapsi, i passaggi di elettricità o di neurotrasmettitori, sostanze chimiche che trasmettono informazioni tra un neurone e l’altro, e che queste connessioni ammontano all’incirca a 100.000 miliardi. Il nostro connettoma è l’insieme di tutte queste connessioni. Secondo Seung e il suo gruppo di ricerca noi siamo il nostro connettoma. Ovvero, siamo il risultato del lavoro dei neuroni e della configurazione delle loro connessioni. La particolarità del connettoma è che si adatta al lavoro dei neuroni. Le sinapsi, infatti, possono essere forti o deboli, il loro segnale è più o meno ‘sentito’ dagli altri neuroni, e, importante, possono essere eccitatorie (mandano un segnale) e inibitorie (non permettono il passaggio del segnale). Da ricordare che le sinapsi non sono fisse e per sempre. Il nostro connettoma varia col variare della nostra vita. Le esperienze che facciamo in continuazione grazie ai nostri sensi modificano il percorso che i segnali attivati o smorzati dai neuroni devono fare per compiere una determinata azione. Un ricordo, la lettura di questo testo, udire un suono mentre leggiamo, sono tutte attività conseguenti alla attività dei neuroni e della loro connessione e contribuiscono a modificare l’architettura del nostro cervello.

Lo studio del connettoma, secondo Seung, è solo all’inizio. Ad ora possediamo solo il connettoma completo di un piccolo verme di un millimetro di lunghezza, il Caenorhabditi elegans. Questo verme ha un sistema nervoso di soli 300 neuroni e lo studio del suo connettoma ha richiesto una decina d’anni. Si può solo immaginare quale sia la complessità di un cervello umano con i numeri che abbiamo ricordato prima: 100 miliardi per 100.000 connessioni sinaptiche. Le difficoltà dello studio nascono innanzitutto dalla tecnologia. I sistemi di diagnostica per immagini, come TAC e risonanza magnetica attiva, non hanno ancora la definizione che permette di vedere la singola sinapsi, necessaria per ricostruire l’intero cablaggio. Il lavoro con il microscopio elettronico, molto più preciso nella definizione dell’immagine, richiede ancora una laboriosa preparazione di micro fette del cervello, un millimetro cubo, per poter essere utilizzato: non è molto pratico affettare un cervello umano, del peso medio di 1.300 grammi, in fettine di un millimetro per lato. Seung, infatti, crede che la connettomica possa essere la scienza del futuro, quando le tecnologie ci permetteranno di vedere tutto il cablaggio neurale e di gestire il consistente numero di informazioni che questo fatto fisico comporta.

Ma a cosa servirebbe conoscere il connettoma di un essere umano? Ad andare oltre al contributo della genomica sullo studio di malattie che invalidano l’utilizzo delle nostre funzioni cognitive: autismo, schizofrenia, malattia di Alzheimer e di Parkinson tra queste. Forse anche a spiegare cos’è la coscienza, il sé, di ognuno di noi. Addirittura, azzarda Seung nel finale del suo saggio, alla possibilità di caricare in un computer le informazioni del nostro connettoma, miliardi di dati interdipendenti, per riprodurre, in un ambiente virtuale, noi stessi: sarebbe il superamento della mortalità. Ma, come afferma Seung, di strada ce ne molta da percorrere, tecnologie da sviluppare, limiti morali e scientifici da superare. 


                                                                                            Gianmaria Merenda



Gianmaria Merenda è dottore di ricerca in Teoria e analisi del testo e dottorando in Antropologia ed epistemologia della complessità presso l’Università di Bergamo.


© Copyright Critica minore – Tutti i diritti sono riservati