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04.03.2014

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Giuliana Rigamonti
Il ciliegio dei baci rossi

Giuliano Ladolfi Editore
pagg. 118 €12,00

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di Invito alla lettura




a cura di Arnaldo Guarnieri



Dopo "La settima onda" (raccolta di poesia del 2003 - Edizioni ES, Milano) e "L’acino della notte" (raccolta del 2006 - Libri Scheiwiller, Milano), che hanno lasciato segni precisi nel linguaggio poetico, Giuliana Rigamonti rientra ora, altrettanto autorevolmente, con la raccolta dal titolo "Il ciliegio dei baci rossi" (2014 – Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero - Novara - pagg.118, Euro 12,00). Autorevolezza, determinazione, autonomia.
L’autonomia è forse il tratto più nuovo.
Autonomia nella scelta di rinunciare, in misurata, sapiente porzione, proprio al centralismo della poeticità.
Ne risulta un verso sempre più liberato, sempre più letterariamente esperto, musicalmente cadenzato, languidamente composto.
Si candida, questa volta, insistentemente all’orecchio del lettore, oltre che alla sua saggezza.
Nulla esso perde, comunque, della originaria fragranza e sensualità. E neppure dei colori preferiti, sempre vivi anche se più lievi, meno perentori.
Una Giuliana Rigamonti che aggira e circuisce il desiderio, l’ispirazione. Accarezza ancora l’aggressività del piacere (nonostante la ricorrenza di qualche presentimento).

Una ormai cara presenza nella poesia italiana contemporanea che conferma, pur nell’offerta di un più sereno accoglimento, quell’antico, fervido messaggio, della sostanziale legittimità del desiderio che non cede nulla di sé, nonostante l’insistente riproposizione, nell’ambito dell’intera raccolta, delle parole: "ombra", "solitudine", "silenzio", portatrici di un delicato presagio e di qualche ricercata rassegnazione.
Pur nel rinnovato, quasi disinteressato incedere del ritmo narrativo (uno dei caratteri più ricorrenti della poesia contemporanea - soprattutto al femminile - ) è sempre ben presente l’intento di evitare o, almeno, ritardare, il ritorno della "poeticità", generalizzante e totalizzante.
Quel ritorno maestoso che rischia di appannare la predisposizione narrante del verso e la sua umiltà originaria.
Il nuovo intendimento di Giuliana Rigamonti è quasi esplicito: si potrebbe provare a sciogliere tra le dita anche quel residuo d’incantesimo che ancora dissolve i profili.
Ci riesce felicemente la presenza discreta ma sempre più autorevole, di una misteriosa sapienza letteraria che sa come regolare l’esuberanza di questo autentico talento poetico.   

                                                                                                           Arnaldo Guarnieri


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